Sicurezza
Perizia psichiatrica per Scotto: va capito se era sano di mente
L’omicidio di Casteldelbosco. La decisione del giudice nel processo per il delitto di Giuseppe Marchesano Per il consulente della difesa l’imputato ha avuto un grave trauma da ragazzo
MONTOPOLI. Una consulenza per stabilire se l’imputato era incapace di intendere e volere al momento dell’omicidio dell’amico.. È la decisione presa ieri mattina dal gup Giuseppe Laghezza nominando il dottor Alberto Petracca di Viareggio. Lo psichiatra dovrà incontrare in carcere Danny Scotto e poi scrivere una relazione sulle condizioni mentali del 27enne di Chiesina Uzzanese a processo con rito abbreviato per omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dalla crudeltà dell’amico Giuseppe Marchesano. Il consulente si è preso 60 giorni di tempo a partire dal 31 ottobre. La prossima udienza con la valutazione psichiatrica agli atti e la discussione delle parti si terrà a metà gennaio con la probabile sentenza. L’imputato rischia l’ergastolo.
La Procura, pm Sisto Restuccia, ha nominato la dottoressa Antonella Armani e l’avvocato Barbara Luceri, difensore di Scotto, ha ribadito l’incarico al dottor Enrico Malotti, dirigente di psichiatria all’ospedale di Livorno, secondo il quale il chiesinese non era in grado di intendere e volere il 9 novembre 2018 quando uccise Marchesano nel suo appartamento di Casteldelbosco a Montopoli. I professionisti di accusa e difesa potranno partecipare agli incontri in carcere con Scotto da parte del consulente del giudice. La perizia finale che il gup Laghezza valuterà al momento della discussione sarà quella dello psichiatra Petracca. Ieri mattina in aula c’erano i genitori di Marchesano assistiti come parti civili il padre dall’avvocato Ivo Gronchi e la madre dal legale Gabrio Bagnoli.
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«Sono molto soddisfatta per la decisione del giudice – commenta l’avvocato Luceri –. Era necessaria una consulenza del genere».
Scotto e Marchesano si conoscevano dai tempi della scuola. La sera in cui Scotto ha ucciso Marchesano aveva cercato anche altri ex compagni di classe e dell’età adolescenziale dai quali probabilmente non si sentiva accolto come avrebbe voluto. Scotto la sera del 9 novembre 2018 scorso era partito da Chiesina Uzzanese con l’idea di uccidere l’amico Giuseppe nel suo appartamento a Casteldelbosco a Montopoli.
Quei colpi di pistola - undici - sparati con la 357 Magnum non furono, secondo l’accusa, un gesto d’impeto, la follia incontrollata di uno scatto d’ira. Scotto aveva chiuso la porta dell’appartamento della vittima ed era tornato a casa sua. Nella perizia consegnata dal difensore, lo psichiatra riferisce di aver raccolto nell’incontro con Scotto un episodio subìto da ragazzo. Un trauma che avrebbe influito sulla sua capacità di relazionarsi con gli altri. Tenuto sotto osservazione per un mese a Sollicciano da un team di psichiatri, l’imputato è stato ritenuto «capace di partecipare al processo». Scrivono i medici nella relazione agli atti: «Scotto ha presentato un atteggiamento a tratti bizzarro, volto a eludere domande dirette su questioni personali mantenendosi sul vago, mostrando a tratti eccessiva latenza nelle risposte e lunghi silenzi. —
Pietro Barghigiani
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