Il Tirreno

Pontedera

Non solo ha resistito al fuoco e ospita amori, ora la panchina è anche un inno alla vita

Danilo Renzullo
Non solo ha resistito al fuoco e ospita amori, ora la panchina è anche un inno alla vita

Il promontorio del Monte Serra, in località “Le Porte”, intitolato al paladino anti-Sla Renato Nisticò, ex bibliotecario della Normale

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CALCI.  «Lì, proprio in quel posto, Renato ha voluto imprimere per sempre nei suoi occhi la bellezza». I palloncini rossi spruzzano di colore quel breve sentiero annerito dalle fiamme. Passo dopo passo conducono a quella panchina diventata l’emblema della resistenza al fuoco e, negli anni, il simbolo degli innamorati. Da ieri, la cosiddetta “panchina dell’amore”, che in località Le Porte domina il Monte Serra, si è trasformata anche in un inno alla vita. In cui solitudine, riflessione e bellezza diventano una metafora dell’esistenza: un fascinoso paesaggio contornato da migliaia di alberi bruciati ed intervallati dalla natura e dal colore che, pian piano, riemergono dalla cenere.

Gioia e dolore. Lacrime e resistenza. Un luogo che idealmente sembra riflettere la vita di Renato Nisticò, l’ex bibliotecario della Scuola Normale diventato il paladino della lotta contro la Sla, scomparso lo scorso febbraio a 58 anni, a cui ieri è stata intitolata la panchina degli innamorati. Quasi 14 anni di battaglia contro la “bestia”, durante i quali Nisticò non ha perso la voglia di esplorare, sognare, osservare. Ed è proprio lì, su uno dei crinali del Monte Serra, che Nisticò ha fissato per sempre nel suo sguardo le sinuose forme dell’Arno, la natura incontaminata intervallata da antiche e moderne meraviglie spingendo fino al mare la sua immaginazione.

«Era il marzo 2017 quando abbiamo esaudito il desiderio di Renato: tornare in questo posto a cui era molto legato. Qui scriveva, leggeva, rifletteva. Per lui questo era un posto dove stare bene», ricorda Stefania Mazzucchi, presidente dell’associazione Team Deri di Cascina attiva nel sostegno sanitario e psicologico delle persone affette da sclerosi laterale amiotrofica.

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Lì, su quella panchina dove sono sbocciati amori, dove fiumi di parole sono diventati libri e dove le emozioni diventano sostanza, da ieri una piccola targa ricorda con una frase dell’ex bibliotecario della Normale la bellezza della vita. Un incoraggiamento a resistere alle difficoltà, a trovare nelle piccole gioie la forza per alimentare la propria esistenza, celebrato con una piccola cerimonia a cui hanno partecipato i familiari, colleghi, amici dell’ex bibliotecario, il sindaco di Calci Massimiliano Ghimenti e il dottor Paolo Malacarne, primario della rianimazione di Cisanello, che ha ricordato l’ultimo sguardo di Nisticò. «L’ho interpretato come un ringraziamento a tutti – dice – e come un messaggio a non mollare per chi si trova in difficoltà».

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«Questo è un luogo a cui Renato era molto affezionato e dove è voluto tornare in una fase avanzata della malattia per dominare per l’ultima volta con lo sguardo questo paesaggio, dove tutti speriamo che il verde possa riprendere il sopravvento – sottolineano il fratello Raffaele e le sorelle Antonella e Rossana –. Il Team Deri è stato molto vicino a Renato e siamo grati per questo ulteriore riconoscimento: un incoraggiamento per tutti ad avere forza nei momenti difficili con la consapevolezza che un po’ di luce arriva per tutti». —

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