Sicurezza
«Scotto fece scempio del cadavere dell’amico»
Venerdì è attesa la sentenza del processo per l’omicidio di Giuseppe Marchesano Le aggravanti della premeditazione e della crudeltà potrebbero comportare l’ergastolo
MONTOPOLI. A distanza di un anno dall’uccisione di Giuseppe Marchesano, freddato nel suo appartamento a Casteldelbosco la notte del 9 novembre scorso, l’uomo che l’ha ucciso sarà giudicato in primo grado. È attesa nell’udienza di venerdì 18 ottobre la sentenza che potrebbe portare all’ergastolo Danny Scotto, 27 anni di Chiesina Uzzanese. Il giovane, difeso dall’avvocato Barbara Luceri di Livorno, è accusato di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dalla crudeltà, per aver fatto scempio del cadavere. Sono risultati almeno 11 i colpi esplosi dall’autore dell’omicidio con una rivoltella calibro 357 Magnum. Con due colpi agli arti inferiori, che hanno provocato 8 lesioni e gli hanno raggiunto anche gli organi genitali, un colpo all’avambraccio destro, uno all’emitorace sinistro. Sette i colpi mirati alla testa, di cui sei nella zona parietale sinistra. Oltre che di omicidio Scotto deve difendersi anche dall’accusa di avere portato abusivamente la pistola fuori da casa sua. Arma che deteneva solo per uso sportivo e quindi per andare al poligono. La riduzione della pena prevista dalla richiesta dell’imputato di essere giudicato con rito abbreviato che potrebbe essere annullata con l’eventuale accoglimento delle aggravanti, soprattutto quella di avere infierito sul cadavere su cui l’uomo ha scaricato tutta la sua furia.
Le indagini dopo l’omicidio sono state seguite dal pm Sisto Restuccia. I legali delle parti civili sono l’avvocato Ivo Gronchi per il padre della vittima e Gabrio Bagnoli per la mamma della vittima. Ci si aspetta, considerata anche l’età della vittima e la violenza dell’esecuzione, di poter arrivare al verdetto a distanza dal primo anniversario della morte del tecnico.
Sono giorni molto difficili per i genitori della vittima che si aspettano una sentenza che faccia giustizia. I due giovani si conoscevano dai tempi della scuola. La sera in cui Scotto ha ucciso Marchesano aveva cercato anche altri ex compagni di scuola e dell’età adolescenziale dai quali probabilmente non si sentiva accolto come avrebbe voluto.
Scotto la sera del 9 novembre scorso partì da Chiesina Uzzanese con l’idea di uccidere l’amico Giuseppe Marchesano. Quei colpi di pistola - undici - sparati con la 357 Magnum non furono, secondo l’accusa, un gesto d’impeto, la follia incontrollata di uno scatto d’ira. Scotto era arrivato in provincia di Pisa per chiudere i conti con il 27enne, Era il giorno del suo compleanno e Scotto era da solo. Si sentiva respinto dal compagno di scuola che per un po’ lo aveva frequentato come amico. Ma poi, vista la sua insistenza, aveva cominciato a non rispondere alle sue richieste, alle sue pressanti telefonate. E nel delirio che ormai lo aveva rapito voleva regolare i conti con chi frequentava dai tempi della scuola. Dopo aver fatto partire così tanti colpi, che i vicini inspiegabilmente avevano scambiato per petardi simili a quelli sparati per la festa di Halloween, Scotto aveva chiuso la porta dell’appartamento della vittima ed era tornato a casa sua. Forse progettava anche una fuga all’estero prima di venir arrestato dai carabinieri. –
S.C.
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
