Gioco
Monte Serra, sarà intitolata al paladino anti-Sla la "panchina dell’amore"
L’idea è del Team Deri, grazie a cui l’ex bibliotecario della Normale riuscì a tornare sul promontorio nonostante la malattia
CALCI. La data del 19 ottobre, sabato, è da cerchiare di rosso sull’agenda. Sul monte Serra, in località “Le Porte”, succederà una cosa bellissima. Suggestiva. Emozionante. Commovente. Alle 15.30 è in programma una breve ma molto significativa cerimonia, quella con cui la cosiddetta “panchina dell’amore”, sul promontorio da dove è possibile ammirare dall’alto mezza piana pisana, sarà intitolata alla memoria di Renato Nisticò. Non era un tipo qualunque, Nisticò. Era il bibliotecario della Scuola Normale e se n’è andato nel febbraio scorso a 58 anni.
Era considerato il paladino della lotta alla Sla: tredici anni di forzata convivenza con la terribile malattia, la sclerosi laterale amiotrofica appunto, che toglie le forze, blocca i muscoli e che lentamente rende uomini e donne prigionieri nei loro corpi. Contro di essa Nisticò ha sempre combattuto non arrendendosi mai e continuando a sognare. “Non rinunciare mai a un sogno solo perché pensi che ti ci vorrà troppo tempo per realizzarlo. Il tempo passerà comunque”. È lo slogan dell’associazione Team Deri di Cascina, nata dopo la morte di Daniele Deri, vittima di Sla, e capeggiata dalla vedova di Deri, Stefania Mazzucchi. Un gruppo di volontari diventati negli anni della malattia assidui amici di Renato. Fu con loro e con al seguito il dottor Paolo Malacarne, primario della rianimazione di Cisanello, che Nisticò proseguì a sognare nonostante la bestia che da dentro continuava a divorarlo. Si fece portare a Peccioli a seguire il concerto di Francesco De Gregori, sulle dune di Marina di Vecchiano per riassaporare il profumo del mare e sulla vetta del monte Serra per rivedere quel magnifico panorama e per farsi nuovamente accarezzare il viso dal vento.
E il monte Serra, sabato prossimo, renderà omaggio a Renato. Quella panchina sul promontorio, che anche il maxi rogo dell’anno scorso rispettò (le fiamme la accerchiarono ma non la attaccarono), porterà per sempre il suo nome. «Il ricordo indelebile – dice Mazzucchi del Team Deri – di un uomo forte e coraggioso. Di un insegnante di vita».
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