Il dolore
«L’emergenza dei migranti è una nuova Shoah»
Sala consiliare gremita per l’arrivo del fondatore di Emergency. Ricordata una ragazza di Volterra infermiera in Afghanistan
VOLTERRA. «Fra le cose che vengono da pensare in tanti anni, è che fra le cose che vengono negate ai molti bambini che curiamo in numerose parti del mondo c’è anche il godere del bello, anche di una sala come questa». È una delle riflessioni che Gino Strada ha regalato a una sala del consiglio strapiena a Palazzo dei Priori, in occasione della consegna della cittadinanza onoraria di Volterra.
Uno scambio di ringraziamenti ed un bagno di folla nel cuore di «una città che ha dato molto in questi anni», come il fondatore di Emergency ha ribadito più volte, con riferimento al progetto che proprio il nodo volterrano dell’associazione ha adottato in questi anni come suo, quello della costruzione del nuovo ospedale in Sierra Leone. «Faccio fatica a non cedere all’entusiasmo nel trovarmi di fronte a una persona di questa portata – ha dichiarato il sindaco – Emergency e Gino non hanno solo aiutato le persone, hanno incarnato un ideale, insegnandoci come c’è il momento del fare, del salvare le vite, e poi anche quello di incavolarsi con chi, pur avendo il potere di cambiare le cose non lo fa».
Quella concretezza dell’aiutare che, come è stato ricordato anche dalla referente dell’associazione in città Valeria Bertini, riguarda anche una ragazza volterrana, l’infermiera Giulia Tisano impegnata proprio in questi mesi in Afghanistan. «Qualcosa di assolutamente naturale come il salvare chi sta male – ha detto Strada – oggi reso pericolosamente scandaloso agli occhi di molti. Da persone che di fronte a chi annaspa in mezzo all’emergenza di oggi, quella dei migranti, una nuova Shoah, dice “è finita la pacchia”».
«Dieci milioni di vite salvate in questi anni sono tante – ha continuato Strada – Ma rispetto a questo mondo resta l’amarezza che siano quasi niente. Per secoli curare le persone non era un fatto eroico, ma naturale, fisiologico. Oggi è considerato quasi criminale e a me questa cosa spaventa perché disgrega una società. Quando si varca quel confine tutto diventa lecito: anche torturare, uccidere...tutto. È il momento di attrezzarci ad affrontare tutto questo, continuando a ribadire i nostri principi fondamentali, come la neutralità, il non avere nemici, il curare sempre tutti, il mantenere la salute gratuita e per tutti. Valori che abbiamo cercato di portare avanti in trent’anni, anche in quel paese, la Sierra Leone, che anni fa ci ha visto protagonisti della prova più difficile, l’epidemia di Ebola. Eravamo l’unico ospedale aperto del paese».
E mentre il progetto del nuovo ospedale in quel paese va a chiudersi, Strada ha invitato il nodo volterrano a impegnarsi in nuovi progetti. Invito accolto proprio dalla referente Bertini: «Scegliemmo la Sierra Leone sulla scia dello spirito che Gino ha insegnato a tutti noi. Era un paese fuori dal clamore in un dramma lontano dai riflettori. È un onore avere Gino qui e come nodo di Volterra continueremo sulla via tracciata». —
Nilo Di Modica
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