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Toscana batte Piemonte 1-0 ma la sfida è di alto livello

Toscana batte Piemonte 1-0 ma la sfida è di alto livello

Originale confronto tra i tartufi di Palaia e San Miniato con quello di Alba La sfida è andata in scena l’altra sera al mercato centrale di Torino 

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TORINO. E alla fine il giorno della resa dei conti è arrivato. Una sfida all’ultima “sniffata” che ha visto confrontarsi il tartufo bianco di Palaia con il cugino rinomato di Alba. La gara è stata dura, giocata sul filo del rasoio, e il risultato ci fa capire quanto sia stata combattuta: Palaia batte Alba per un soffio. Il risultato parla di 51 a 49. Una maggioranza relativa che sottolinea l’alto livello dello “scontro”.

Il duello è avvenuto martedì sera al mercato centrale di Torino, gestito dal patron Umberto Montano: un faccia a faccia che già alla vigilia si prospettava difficile per l’elevata qualità dei competitor e per la voglia di entrambi di primeggiare. A garantire la fragranza di tutti e due i prodotti in gara ci ha pensato Cristiano Savini, imprenditore oltre che grande appassionato di tartufi nella sua azienda nel comune di Palaia, che ha organizzato l’evento. A fare da moderatore, il giornalista enogastronomico Luca Iaccarino.

«Di mattina presto sono partito da casa con i tartufi della mia zona di Palaia e San Miniato - dice Savini - e sono andato nelle Langhe, dove ho selezionato il meglio dei bianchi locali». In Toscana la stagione del tartufo è già partita da qualche settimana, in Piemonte siamo invece proprio ai primi giorni. «Quella mattina nel Cunese era piovuto, mentre in Toscana si veniva da una serie di giornate di sole – spiega ancora Savini – Questo ha in parte influenzato il profumo del tartufo bianco di Alba che quindi è risultato un po’meno acuto del solito».

E forse proprio questo ha giocato per così dire “a sfavore” del prelibato prodotto piemontese, che si è comunque rivelato di altissima qualità, come sottolineano i presenti.

A giudicare i gioielli del bosco, una giuria popolare di 64 persone. Gente comune, appassionati e qualche esperto assaggiatore delle Langhe che hanno avuto il piacere di analizzare i tartufi seguendo alcuni specifici parametri: profumo, diviso nei due criteri di intensità e persistenza, poi colore ed estetica. «L’odore, il colore, l’aspetto in generale sono molto importanti nella valutazione – prosegue Savini – Ma è importante anche il tatto, in particolare la compatezza». La giuria si è dimostrata molto attenta nello studio dei vari tartufi il cui profumo ha riempito l’aria inebriando tutto il mercato centrale torinese e catturando l’attenzione dei visitatori.

«Io ho cercato di essere super partes, anche se il mio cuore batte a San Miniato – conclude Savini – Ma il tartufo delle Langhe è un’istituzione. Le differenze tra le due qualità sono sottili, entrambi hanno un odore molto pungente e al tatto hanno più o meno la stessa consistenza. Il toscano è stato privilegiato dal clima non piovoso, ma quella stessa acqua che all’inizio può tradire una minore intensità poi si trasforma in vantaggio nel gusto». Alla fine della sfida, tutti hanno convenuto che quando un tartufo è fresco è speciale al di là della provenienza, che però, unita allo spirito competitivo, è comunque utile a mettere un po’ di “pepe” nel piatto. E siamo solo all’inizio della stagione. —



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