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arte contemporanea 

Quell’esercito di manichini nell’area dell’ex manicomio - Foto

Paolo Falconi
Quell’esercito di manichini nell’area dell’ex manicomio - Foto

A Volterra l’installazione permanente di “Luoghi comuni” curata da Cinzia de Felice ha inizio 30 anni fa con Armando Punzo. E ora fa riflettere in un luogo “delicato” 

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VOLTERRA. Loro non ti guardano, ma tu li scruti. Loro sono malinconici, ma tu forse non sei felice. Loro sono immobili, ma sembra che abbiano un obiettivo. Loro sono tornati a rivedere il sole, mentre tu l’hai sempre visto. . È l’esercito delle figure di “Luoghi comuni”, manichini in gesso vestiti con abiti veri trattati per resistere anni e anni agli agenti atmosferici. Si trovano negli spazi esterni del centro sociale dell’ospedale Santa Maria Maddalena in Borgo San Lazzaro a Volterra. Di quel “paesaggio” già di per sé complesso - non fosse altro per i trascorsi difficili con chi e di chi era “rinchiuso” nell’ex manicomio - ne hanno acquistato gli spazi da sabato scorso, quando è stata inaugurata l’installazione permanente di “Luoghi comuni reloaded” curata da Cinzia de Felice. Che ne parla con soddisfazione, sentendola una sua creatura e riavvolgendo il nastro della storia lunga 30 anni di questo centinaio di manichini, uomini fantoccio, inquietanti e malinconici nei lunghi cappotti neri, senza mani e col volto bianco.

«“Luoghi comuni” venne presentata al Festival Santarcangelo dei Teatri, a Volterra, e nell’evento “Passaggio a Pontedera”. Nello stesso periodo – spiega de Felice – in cui cominciava a entrare nel carcere di Volterra tutti i giorni con il laboratorio che poi è diventato il cuore della Compagnia della Fortezza, Armando Punzo ideò e costruì insieme agli studenti dell’istituto d’arte di Volterra i manichini che composero la prima versione dell’installazione».

Ai ragazzi dette da realizzare le mani, ma siccome poi non gli piacevano granché, decise di mettere le mani di tutti in tasca all’impermeabile.

Continua Cinzia de Felice: «Dopo la prima presentazione, l’installazione venne conservata in un padiglione nell’ex ospedale psichiatrico di Volterra, ormai dismesso. Con il passare degli anni, i manichini che abitavano il manicomio divennero materiale d’uso degli artisti che si susseguivano con le loro opere nei padiglioni abbandonati dell’ospedale psichiatrico, diventando mano a mano elementi di scena di altre opere, i soggetti di numerosi fotografi e i protagonisti delle storie di molti videomaker. La loro origine era quasi dimenticata ma vivevano di vita propria, ispirando le creazioni di tanti che da essi traevano suggestione».

E ora tornano quasi a “vivere” sparsi all’aperto qua e là per l’area ospedaliera, e uno perfino all’interno del museo dell’ex manicomio, poco distante da quei graffiti di Oreste Fernando Nannetti, noto anche con lo pseudonimo di Nof 4 che qui morì il 24 novembre 1994 dopo anni di “cure”.

A trent’anni dal primo evento e in occasione del progetto #trentannidifortezza, l’installazione è stata nuovamente presentata nelle vie del centro storico di Volterra con il riallestimento affidato ad Alessandro Marzetti, scenografo della Compagnia della Fortezza e scultore (da giovanissimo tra gli studenti dell’istituto d’arte che realizzarono l’opera con Punzo), affiancato dal team creativo del laboratorio “Le parole lievi. Come incrinare il principio di realtà per allontanarsi da un’umanità apparentemente immutabile”, che sta conducendo nel centro di salute mentale di Volterra.

Quest’anno l’installazione è stata ripresentata nelle strade di Lajatico in occasione di ArtInsolite 2019. —

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