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La civetta in pezzi di pitone e la pelle con gli Swarovski

A.Q.

L’opera d’arte, esposta dalla conceria Anaconda, si basa sulla teoria del riuso I gioielli impreziosiscono una proposta della Samanta, acquisita da Chanel

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MILANO. Pochi giri pindarici dal punto di vista delle novità tra gli stand di Lineapelle. Il momento è delicato e si punta alla concretezza, ai colori caldi autunnali, ai materiali morbidi con un mercato abbastanza assicurato. Ma c’è qualcosa che comunque spicca tra i padiglioni di Rho riservati alle concerie. L’Anaconda di Ponte a Egola, per esempio, mette letteralmente in vetrina una civetta fatta di scarti di pelle di pitone; la Samanta, sempre di Ponte a Egola, dedica uno spazio a pelli stampate in finto rettile con veri Swarovski applicati a mano che fanno lievitare i costi; la conceria Dolmen di Santa Croce, invece, propone una pelle con un disegno leopardato definito “plotterato” come se fosse stato stampato a inchiostro e non con macchinari da serigrafia.

L’idea generale è puntare all’autunno inverno 2020/2021 con prodotti che abbiano un alto “quoziente emotivo”, termine introdotto dal comitato moda di Lineapelle presentando le tendenze della prossima stagione invernale. Grande importanza all’etica in questo momento. Ed è qui che s’inserisce la civetta dell’Anaconda. «È un’opera d’arte realizzata da Vittoria Lapolla – dicono dallo stand della conceria pontaegolese – che ha utilizzato pezzi di pelle di pitone che sono scarti della lavorazione. Un modo originale per mettere in pratica la teoria del riuso». Il risultato è d’impatto e cattura l’attenzione dei visitatori, colpiti dall’espressione profonda della statua in pelle.

Così come colpisce la preziosa pelle esposta nello stand della conceria Samanta, azienda acquisita di recente da Chanel. «È fatta a mano – dice Emanuela Alderighi –. E costa molto, 700 euro a pannello». Il pannello in questione è un quadrato usato per realizzare borse: se sono piccole ne basta uno, altrimenti si sale di quantità e, quindi, di prezzo. Finendo per diventare un oggetto di super lusso una volta arrivata nelle boutique. La specialità di Samanta sono le pelli stampate che, con la crisi del vero rettile, hanno avuto un grande successo. «Una borsa in vero coccodrillo costa dai cinquemila euro in su al negozio – racconta Alderighi –. Invece, una in pelle stampata in finto coccodrillo ha un prezzo accessibile».

Un contesto noto alla conceria Dolmen, famosa per le sue pelli di rettile interpretate con grande innovazione. «Il momento non è dei migliori – afferma Luca Giananti –. La vendita delle pelli di rettile subisce le polemiche legate alla salvaguardia degli animali e le intenzioni di alcune griffe di eliminarle dalle loro collezioni. In realtà, alle ultime sfilate si è visto un uso rilevante di questo genere di pellame. La speranza è che possa significare una ripresa». Nel frattempo, alla Dolmen hanno ideato una rifinizione di una pelle che prima veniva fatta in serigrafia. «In questa maniera – dice ancora Giananti – l’effetto leopardato si ottiene quasi come se fosse una stampa a inchiostro. E il risultato che siamo riusciti a ottenere è davvero eccellente». —

A.Q.

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