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Saline batte Houston e la Smith rilancia il lavoro
Dopo la vertenza del 2015 e le recenti assunzioni, ora sono 150 gli addetti. Lo stabilimento del Volterrano è sopravvissuto dopo il flop di quelli americani
VOLTERRA. «Houston, abbiamo un problema». Una celebre frase che, nel caso della Smith Bits, potrebbe proseguire con «Saline sta vincendo la battaglia». . A più di quattro anni dalla strage di posti di lavoro decisa dai vertici della Schlumberger, la multinazionale attiva nel campo energetico, di cui fa parte lo stabilimento di Saline, che portò la forza lavoro da quasi 200 addetti a poco meno di 80, oggi i lavoratori che realizzano scalpelli per perforazioni petrolifere oscillano tra i 145 e i 150. Certo, le condizioni sono completamente cambiate. Se nel 2015, alla vigilia della vertenza, i dipendenti erano tutti assunti a tempo indeterminato in maniera diretta dall’azienda, oggi gli operai e i tecnici storici sono 75 a cui si aggiungono i 55 che sono passati da vari rinnovi di contratti a termine, prima di ottenere il posto fisso. Ma anche in questo caso, non è tutto rose e fiori, perché una parte sono assunti dalla Smith Bits, ma una parte hanno il contratto a tempo indeterminato col cosiddetto staff leasing: un’azienda acquista i servizi dei lavoratori da un’agenzia interinale.
In tutto fa circa 130 addetti che diventano circa 150 con le assunzioni fatte tramite agenzie interinali, tra luglio e settembre con contratti della durata di sei mesi. Non si brinda a champagne nella fabbrica di Saline, ma c’è la sensazione di aver assistito a una ripresa concreta del lavoro in un sito produttivo che sembrava destinato a sparire.
O almeno queste erano le prospettive dopo l’uscita di così tanti dipendenti nel 2015. Lo stabilimento nel Volterrano rischiava di essere chiuso in favore delle fabbriche che Schlumberger ha negli Stati Uniti. Prima di tutte quella di Ponca City (Oklahoma). Una fabbrica considerata gemella di quella di Saline, dove si realizzavano le stesse lavorazioni. L’obiettivo della multinazionale era di ridurre drasticamente i costi. Per questo era stata allestita l’operazione della rilevante riduzione di personale a Saline. E sempre per questo motivo, i vertici di Schlumberger hanno pensato di trasferire la produzione dalla città dell’Oklahoma alla zona di Houston, dove si trovano alcuni degli uffici più importanti della multinazionale.
Una decisione sbagliata, evidentemente nei fatti, perché le maestranze e i progettisti sono spostati in minima parte nella nuova destinazione, creando problemi allo sviluppo del sito di Houston.
Ecco perché il colosso dell’energia ha puntato su Saline per la produzione degli scalpelli.
Una bella rivincita per chi ha subìto un vero e proprio dramma occupazionale, ma soprattutto sociale con l’intera Valdicecina ferita dalla vertenza di quattro anni fa. La ripresa attuale, se così si può chiamare, ovviamente, non può rimarginarla completamente.
Passare da quasi duecento dipendenti a tempo indeterminato a un numero comunque inferiore di addetti, anche se in crescita, e con una parte di rapporti di lavoro non direttamente collegati all’azienda e a termine non può essere la stessa cosa.
Ma l’andamento degli ultimi mesi dimostra che la capacità e la qualità produttiva sono elementi imprescindibili quando si parla di lavoro. Anche se si è al cospetto di una multinazionale di grande rilievo come Schlumberger. —
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