Sicurezza
Il rogo sul Serra: «Alberi per riforestare dall’estero: è colpa della legge»
Francesco Mati: «In questi giorni si parla tanto di Amazzonia ma c’è un’emergenza ambientale a 5 chilometri da Pisa»
CALCI. «L’entusiasmo per la causa ecologica a livello globale è encomiabile, ma prendiamo coscienza che i problemi ambientali sono presenti anche a cinque chilometri da Pisa: non dimentichiamo il Monte Serra». Francesco Mati, vivaista e presidente del Distretto vivaistico ornamentale di Pistoia, ricorda la causa dei Monti Pisani in questi giorni di dibattito sull’emergenza ambiente in tutto il pianeta: «Parafrasando Kennedy, non chiediamoci cosa si sta facendo per il Serra, ma cosa ognuno di noi fa per la montagna».
Perché questa sua presa di posizione?
«Si parla tanto di operazioni di piantagioni di alberi, ma temo che in troppi si stiano solo riempiendo la bocca».
In che senso?
«Si parla di alberi per l’Amazzonia, per Greta, per l'Artico. Non entro in merito all'ambientalismo mondiale, ma avrei preferito alberi per il Monte Serra bruciato l’anno scorso. Oppure alberi per la Toscana che nel 2015 ne ha persi a centinaia di migliaia. Vorrei gridare con forza: “Non dimenticateli!”».
Sul Serra, però, gli interventi di riforestazione stanno andando avanti.
«Certamente, ma temo che non si capisca che è solo il primo passo. Non basta piantare nuovi alberi. Se accolgo nella mia casa un gatto, ma poi non gli do da mangiare, questo scappa. Una pianta non ha le gambe, se non la curi muore. E, quando si parla di ecologia, bisogna sottolineare che dietro a tutto c’è lavoro e necessità di programmazione».
Non fermarsi all’emergenza e guardare al futuro?
«Sì, e proprio l’esperienza del Serra ne è una dimostrazione. Il mondo forestale è un mondo parallelo a quello vivaistico che rappresento, ma mi dicono che c’è una emergenza legata all’approvvigionamento delle piante utilizzate per la riforestazione».
Non ci sono più alberi?
«Ci sono poche piante per la forestazione e siamo costretti ad acquistarle fuori Toscana e spesso all’estero».
Perché?
«Tutto a causa del gap legislativo seguito alla riforma della Forestale. Erano i forestali ad occuparsi di far nascere le nuove piante per i rimboschimenti. Da quando sono stati incorporati nei carabinieri l’attività è crollata».
Potreste occuparvene voi vivaisti?
«Certo, ma occorrono regole e, soprattutto, programmazione. Una cosa che, al momento, è carente».
Insomma, la burocrazia rischia di fermare l’ecologia?
«Non solo. Occorre capire che serve più verde. La scorsa settimana, al Flormat di Padova, gli studiosi hanno rivelato come l’incidenza del diabete sulla popolazione sia direttamente correlata alle presenza di aree verdi nei luoghi dove vivono. Pensiamo tanto all’Amazonia quanto ai nostri parchi pubblici o al Serra». —
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