Il Tirreno

Pontedera

omicidio colposo e omissione di soccorso 

Scooterista travolto e ucciso da un’auto: conducente a processo

P.B.
Scooterista travolto e ucciso da un’auto: conducente a processo

Prima udienza a dicembre per un 42enne di Castelfiorentino Un testimone oculare si appuntò la targa dell’investitore

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volterra. A giudizio per omicidio colposo e omissione di soccorso l’automobilista che quattro anni fa investì e uccise, secondo l’accusa, uno scooterista travolto in prossimità di una rotatoria in località Terrarossa lungo al Sr 68.

Lo ha deciso il gip Pietro Murano accogliendo la richiesta del pm Flavia Alemi nei confronti di Gabriele Tafi, 42 anni, di Castelfiorentino. La vittima, Andrea Tani, 56 anni, abitava a Saline e lavorava alla Asl 5 come magazziniere nella farmacia dell’ospedale Santa Maria Maddalena a Siena. Attivo nel volontariato con la Misericordia del suo paese, era sposato con Catia, geometra e padre di due figlie.

Secondo l’accusa Tafi nel pomeriggio del 20 settembre 2015 avrebbe sbagliato ingresso in una rotatoria nei pressi del ristorante “La Baracchina” e dopo aver travolto uno scooterista si sarebbe fermato con la sua Punto per sincerarsi delle condizioni del ferito. Solo che poi avrebbe rimesso nel verso giusto la sua auto per assicurarsi una sparizione fulminea.

Tafi, un perito impiegato all’Ipsia Marconi di Siena, al momento dell’incidente stava trascorrendo un periodo di messa alla prova concesso dal Tribunale di Firenze per una precedente violazione stradale. Una sospensione del procedimento penale che avrebbe dovuto concludersi con l’estinzione del reato durante la quale si ritrovò, tuttavia, a commettere un guaio ancora più grave. Assistito dall’avvocato Mattia Alfani, l’imputato inizialmente era orientato per un rito abbreviato. Scelta poi accantonata.

Tafi era stato anche arrestato ai domiciliari per l’incidente che ora sarà ricostruito tra dinamica e responsabilità a dicembre davanti al giudice Eugenia Mirani. I familiari di Tani si sono costituiti parte civile con gli avvocati Anna Ceccarelli e Max Giordano Marescalchi. Tracce ematiche rimasero sull’auto dell’imputato che fu incastrato da una testimone oculare che lo vide scendere dall’auto, avvicinarsi allo scooterista steso a terra e poi allontanarsi dopo aver sistemato la macchina. La donna si appuntò la targa e fece pure alcune foto all’investitore. —

P.B.

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