Il Tirreno

Pontedera

Calci e pugni a una coppia: lei era incinta e dovette abortire

S.C.

Il processo per la VIOLENTA lite alla notte bianca 

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PONTEDERA. Una lunga indagine ha portato a giudizio un nigeriano, residente a Pontedera, Aiwekhoe Iyi Iyore, di circa 40 anni, accusato di gravissimi reati che vanno dalle lesioni personali, al procurato aborto fino allo stalking.

Una vicenda avvenuta circa due anni fa dopo una serata di eccessi collegati alla Notte Bianca che ogni anno si svolge nella città della Piaggio anche se, ovviamente, completamente distante dalle finalità dell’iniziativa per il commercio. Il processo per fare luce sulle responsabilità dello straniero è stato rinviato di alcuni mesi, alla fine del prossimo febbraio. La composizione del collegio penale dovrà essere rivista per il pensionamento di uno dei giudici.

I fatti avevano costretto gli inquirenti a serrate indagini anche per entrare in una contesto culturale in cui non è facile vincere silenzi e resistenze. Stando alle accuse, l’imputato, difeso dall’avvocato Marco Meoli, nel corso di una violenta lite aveva colpito con un pugno un connazionale e l’aveva gravemente ferito alla mandibola, rimasta frattura; tant’è che la prognosi fu superiore ai 45 giorni.

In quella situazione, sempre secondo le accuse e quanto accertato dalla polizia, l’uomo si era rivolto con fare minaccioso anche alla donna che era con il suo contendente. Non le aveva risparmiato calci e pugni anche se lei era incinta. In seguito a questo fatto la donna era stata costretta a ricorrere alle cure dei medici del pronto soccorso di Pontedera. Purtroppo i colpi al ventre che la giovane aveva ricevuto erano stati tali che dopo poco tempo aveva abortito.

La storia non era emersa subito in tutta la sua gravità. In fase di indagine una delle parti offese aveva raccontato che lo stesso quarantenne li aveva più volte avvicinati e minacciati costringendoli anche a cambiare abitudini. L’imputato si difende dalle accuse, almeno da quelle che hanno a che fare con gli atti persecutori, sostenendo di non avere avuto a che fare con la coppia se non la sera in cui era scoppiato il litigio.

Dopo le percosse la donna si era sentita male per la strada e - come detto - aveva avuto un aborto. Dell’aggressione non era stata data notizia sui media. In città aveva però suscitato apprensione il ritrovamento, in piazza Belfiore, di una grande quantità di sangue con tracce di placenta che avevano fatto pensare a un aborto indotto in maniera illecita. Ma dietro c’era tutta un’altra storia. —

S.C.

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