Il Tirreno

Pontedera

LUTTO 

Addio Galloni, era il decano dei pastori della Valdera

Gian Ugo Berti
Il pastore Sandro Galloni con il cane Marziano e il suo gregge
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Il pastore Sandro Galloni con il cane Marziano e il suo gregge

Ha portato avanti per sessant’anni la tradizione di famiglia a Casciana Terme. Stimato per il suo carattere leale e generoso, ha dedicato la sua vita alle pecore

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CASCIANA TERME LARI. Alla fine d’ottobre Sandro Galloni avrebbe compiuto 89 anni, sessanta dei quali vissuti a Casciana Terme e circa ottanta a svolgere il suo lavoro di pastore, una tradizione di famiglia a Fossone in provincia di Carrara dove era nato e, poi, vicino ad Ortonovo nello Spezzino. Quindi il trasferimento in Valdera, alla ricerca di uno spazio migliore con la moglie Adele, scomparsa due anni fa, le figlie Sandra e Manuela ed il fratello Vasco. Alla notizia della morte nei giorni scorsi, il sindaco di Berceto ha scritto, «Ogni estate, fino a 20 anni addietro, veniva a Berceto. Portava le greggi sui nostri monti, fino ai Groppi Rossi. Era molto ospitale e spesso raggiungevamo a piedi il suo accampamento e lui insisteva per offrire un caffè, per farci fermare a colazione. Ogni giovedì raggiungeva Berceto. Quando mi è stato proposto da Angelo Galloni, di fare a Berceto il “Monumento al pastore” ho pensato al ruolo di Sandro e dei tanti pastori che venivano da noi. Era giusto ricordarli, come ricordiamo Sandro con affetto».. Un gesto quanto mai significativo a testimonianza dell’amore per quella terra e quella grande passione verso il lavoro. A Casciana Terme e dintorni, tutti lo conoscevano. Lo s’incontrava ogni giorno con le pecore, sotto il sole, la pioggia, il caldo ed il freddo. Sempre rispettoso e cortese, pronto al saluto ed alla battuta. Lo avevamo intervistato anni fa, lui sorpreso ed incuriosito da tanto interesse. «Le pecore sono la mia vita ed anche Marziano, il cane, il mio aiutante. Senza di lui non sarei in grado di lavorare. Lui capisce le pecore meglio di me».

Una chiacchierata serena, semplice, come la sua personalità, parlando del tempo, delle difficoltà di quel mestiere, delle gioie familiari, la prematura scomparsa di Vasco e la forza di non mollare mai anche contro malattie e scherzi del destino. Poi, l’inesorabile trascorrere del tempo, l’impossibilità di proseguire con la necessaria energia, un distacco che ben conosceva e del quale era conscio. E, soprattutto, il doversi separare dalle pecore e dal fido Marziano. Pur costretto a non potersi muovere da casa, seguiva però attraverso la televisione quanto accadeva nel mondo. Voleva conoscere, voleva sapere, voleva confrontarsi con tutti quelli che di continuo venivano a trovarlo, giovani ed anziani, parenti e conoscenti. D’estate, in particolare, trascorreva ore sulla panchina davanti all’ingresso, attento a quanto capitava intorno. A chi suonava il clacson per salutare, rispondeva agitando le braccia in segno d’affettuosa risposta. Era un modo tutto particolare di continuare a vivere nel suo mondo di contatti umani. Infine, una fortuita caduta, il ricovero, l’intervento chirurgico. Sembrava ce l’avesse fatta anche questa volta. Ma il destino ci si è messo di mezzo e qualche giorno dopo si è spento attorniato dall’affetto della famiglia. In tanti sono andati a salutarlo, tanti ancora ad Ortonovo nel momento della tumulazione accanto alla sua Adele. Se ne va, dunque, un personaggio tutto particolare. Anche se burbero, era leale e generoso, schietto ed umile. Continueremo a vederlo muoversi passo passo, fra i campi e le colline, a pascolare le pecore ed incitare Marziano. Ciao, Sandro. —

Gian Ugo Berti
 

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