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Dai pony a 1.200 iscritti: in mostra 55 anni di storia

Marco Sabia
Dai pony a 1.200 iscritti: in mostra 55 anni di storia

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FUCECCHIO. Dici Fratres Fucecchio e pensi al Palio, a quella “pazza idea” nata negli anni Ottanta che ha rivoluzionato la vita sociale della Città di Montanelli.

Ma i Fratres non sono “solo” Palio e da ieri chi vuole può ripercorrere la loro storia visitando la mostra allestita al palazzo della arti (piazza Veneto), dove grazie a filmati e foto d’annata si possono rivivere i 55 anni di vita dei donatori di sangue. Particolarmente suggestive le dodici bandiere originali delle contrade, realizzate a mano da Umberto Atzori; così come i bozzetti degli stemmi – compresi quelli delle contrade soppresse – disegnati dal compianto avvocato Adriano Lotti. E poi i filmati del Palio a Uno Mattina e Sereno Variabile, le istantanee di chi – in questi 55 anni – si è impegnato per promuovere la mission di questa associazione: la donazione del sangue (i Fratres hanno 1200 iscritti e circa 520 donatori attivi). Senza dimenticare l’aspetto religioso (i Fratres nacquero come “costola della Misericordia locale) e quello sportivo, con le vecchie foto della Coppa Ghimenti, che una volta prevedeva le corse in monopattino in piazza XX Settembre e che adesso è “passata” al basket. I Fratres nascono 55 anni fa, grazie ai consiglieri Osvaldo Nelli, Egisto Costagli, Giampiero Masini, padre Angelico Ceci, Claudio Gagliardi, Rolando Costagli, Domenico Galise, Leandro Chiti, Eligio Zingoni e Tommaso Cardini. A Fucecchio c’è un ospedale, che ha bisogno perenne di sangue; così viene costituita l’associazione, che insieme alla Misericordia nel 1965 dona al nosocomio l’emoteca dove conservare il sangue. È un altro mondo, perché la giornata di riposo compensativo non esisteva e spesso era la Misericordia a rimborsarla con 2000 lire a donazione (fino al 1976).

Nel 1978, invece, nasce la prima Settimana del Donatore con scarpinata, gimcana di automobili e sagra del baccello. Poi la svolta: nel 1980 alcuni appassionati di cavalli lanciano l’idea di una corsa; ma non – almeno per ora – coi cavalli, bensì coi pony. Gli animali trainavano un calesse e a vincere fu un certo Occhiobello. L’anno successivo nasce il Palio, con sfilata e poi corsa; l’avvocato Lotti disegna l’araldica e i confini per le 16 contrade (poi 14, infine 12). Per correre la famiglia D’Andrea concede gratis l’area dell’ex cava d’argilla (la “Buca”), che torna ad avere vita. La prima edizione la vince Ferruzza col fantino Luca Sardelli (che ora vive a Castelfranco di Sotto) sul purosangue Vola Vola; si corre a sella, poi nel 1987 il Palio sceglie la monta a pelo e i fantini senesi iniziano a spadroneggiare. Arriva pure Aceto, il fantino con la “F” maiuscola che «si metteva a capotavola anche se era a cena con Pavarotti». Il Palio cresce così tanto che i Fratres ne passano la gestione al Comune: è evidente che la manifestazione viva di vita propria e che non sia più “soltanto” il culmine della Settimana del Donatore. Questo è soltanto un assaggio dei 55 anni di vita Fratres: per chi vuole immergersi nella storia dell’associazione attualmente presieduta da Antonio Pisano, non resta che recarsi al Palazzo delle Arti. C’è tempo fino a domenica. —

Marco Sabia

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