Attenzione
«Sia condannato per la morte di Barbara»
Il pm invoca una pena di 2 anni e 3 mesi per omicidio colposo. La moglie dell’ex sindaco Picchi morì dopo 4 giorni di agonia
CALCINAIA. Una condanna a 2 anni e 3 mesi per omicidio colposo.
È la pena chiesta al termine della sua requisitoria dal pm onorario Massimiliano Costabile a carico di Stefano Perini, 61 anni, di Cascina, imputato per la morte di Barbara Pierotti, 56 anni, moglie dell’ex sindaco di Calcinaia ed ex assessore provinciale, Valter Picchi. Il giudice Eugenia Mirani ha rinviato a dicembre l’udienza per terminare la discussione e arrivare alla sentenza.
Perini, difeso dall’avvocato Massimo Nitto, è accusato di aver investito con la sua Mercedes Classe A diretta verso Cascina la donna che in bici stava attraversando sulle strisce sbiadite la Tosco Romagnola davanti a Casa Market, negozio dove la vittima lavorava da almeno venticinque anni. Un incidente avvenuto alle otto di sera del 15 luglio 2015. Uno choc per la comunità di Calcinaia non solo per la notorietà di Picchi, ma anche per quanto la signora fosse conosciuta e apprezzata sul territorio per il suo lavoro di commessa nella storica attività commerciale.
I tempi della giustizia a distanza di oltre quattro anni non hanno ancora portato a una sentenza di primo grado. Arriverà, rinvii permettendo, nella prima settimana di dicembre.
Picchi, con il figlio e il padre della donna, si erano costituiti parte civile nel processo con gli avvocati Valentina Abu Awwad, Amal Abu Awwad e Denise Amram.
Una posizione fondata sulla richiesta di un risarcimento che poi è stata ritirata dopo la liquidazione dei danni da parte dell’assicurazione.
Nel procedimento è rimasto solo l’imputato che, attraverso il suo difensore, ha sempre negato di essere il responsabile dell’investimento fatale.
La moglie dell’ex sindaco non morì subito. La lotta per aggrapparsi alla vita andò avanti per quattro giorni nella rianimazione dell’ospedale di Cisanello. Un calvario che lasciò, comunque, un barlume di speranza ai familiari. Poi la notizia temuta e a cui tutti si dovettero rassegnare. L’ultimo gesto capace di raccontare chi era Barbara Pierotti fu la donazione degli organi.
Secondo il difensore di Perini la donna era in sella alla bici sulle strisce pedonali (abbastanza scolorite). Per l'accusa l'auto, condotta dall’imputato, la centrò scaraventandola a terra. La presenza o meno di una seconda macchina coinvolta nello schianto è stato uno dei temi riproposti nel corso del dibattimento dopo essere stato sollevato in sede di udienza preliminare. Un veicolo guidato da una persona non coinvolta nel processo che avrebbe potuto urtare la donna, ormai a terra, causandone il decesso. L’assenza di ammaccature sulla carrozzeria spinse i carabinieri a lasciarlo andare.
Per l’accusa, al contrario, la responsabilità dell’impatto fatale contro la donna è tutta da addebitare a Perini. —
Pietro Barghigiani
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