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Pontedera

occupazione 

Incatenati ai cancelli di Confindustria per riavere il loro posto alla Piaggio

Andreas Quirici

Protesta dei contrattisti dopo essere stati rimpiazzati da lavoratori interinali. I sindacati: azienda disposta a trovare soluzioni

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PONTEDERA. Dal tetto del Palazzo Blu a Pontedera alla sede pisana di Confindustria. Due proteste eclatanti per chiedere semplicemente il rispetto dei propri diritti dopo oltre dieci anni di precariato alla Piaggio.

A maggio i lavoratori con contratti a tempo determinato della fabbrica della Vespa erano saliti sulla copertura dell’edificio di cinque piani da cui si vede benissimo lo stabilimento pontederese perché il loro posto di stagionale era stato assegnato a ragazzi scelti dalle agenzie interinali. Una soluzione dovuta al fatto che, in caso di chiamata di contrattisti con un certo livello di anzianità, l’azienda avrebbe dovuto assumerli, come disposto dal decreto dignità del governo gialloverde.

Ieri mattina, invece, i precari della Piaggio si sono incatenati ai cancelli dell’Unione industriale pisana sempre per lo stesso motivo: la richiesta di continuare a lavorare per la casa pontederese delle due ruote.

Ma con un ulteriore punta di rabbia. «Di recente sono state diffuse le liste di lavoratori part-time verticali, assunti nel 2012, i cui contratti saranno trasformati in full-time – dice Alessandra Benvenuti, sindacalista dell’Usb – Ebbene, in questo elenco ci sono ex contrattisti con un numero inferiore di giornate lavorate di chi si è incatenato all’ingresso di Confindustria. Questa è un ingiustizia che va risolta».

Gli operai in Piaggio sono di tre categorie: i contrattisti a tempo determinato, che vengono chiamati nel periodo di picco produttivo per le vendite estive di scooter e che lavorano cinque o sei mesi l’anno; i part-time che restano in azienda a marzo per sette o otto mesi e che sono assunti a tutti gli effetti; i full-time che lavorano 12 mesi.

Nel 2012 c’è stata l’ultima trasformazione di contratti a termine a part-time. Ma in cinquanta sono rimasti fuori. E gran parte sono proprio quelli che stanno protestando per rientrare in fabbrica e, magari, ottenere l’assunzione. «Abbiamo lavorato per anni in Piaggio – dicono i precari – dando tutto con la prospettiva di poter, un giorno, ottenere quel benedetto posto fisso. Ma ora ci ritroviamo senza niente in mano dopo tanti sacrifici».

Piaggio ha esercitato la facoltà, concessa dalla normativa, di chiamare lavoratori interinali al loro posto. Ma durante la riunione in Confindustria per il rinnovo del contratto integrativo con i sindacati di Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil c’è stata un’apertura da parte dell’azienda. «Fim, Fiom e Uilm si impegnano a favorire contrattualmente le assunzioni dei contratti a termine – dicono i rappresentanti dei lavoratori – La direzione aziendale è resa disponibile a trovare soluzioni, a patto però di riuscire a superare gli ostacoli determinati dal cosiddetto decreto dignità».

Qualcosa non torna in questa vicenda, specialmente in relazione alle assunzioni fatte nel 2012. I criteri utilizzati per la scelta dei lavoratori ai quali trasformare il rapporto di lavoro ha, evidentemente, avuto falle che hanno creato una situazione d’ingiustizia a cui tutte le parti in causa sembrano voler rimediare. Una situazione di cui si parla da tempo, ma che ha richiesto gesti eclatanti per trovare il giusto spazio all’attenzione dell’azienda.

«Chiediamo di lavorare – hanno detto gli operai incatenati ai cancelli dell’Unione industriale pisana – perché tutti noi abbiamo un’età in cui la gavetta è già stata fatta e che hanno bisogno di salario e stabilità. Abbiamo famiglie, mutui e impegni presi malgrado la nostra condizione di precari. E dopo oltre dieci anni di lavoro senza mai creare un problema, pensiamo proprio di meritarci di meglio che l’esclusione dalla fabbrica dove siamo cresciuti». —

Andreas Quirici

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