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Venti docenti a lezione di depurazione all’impianto Aquarno

Venti docenti a lezione di depurazione all’impianto Aquarno

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SANTA CROCE. Dalla scuola nazionale di chimica al depuratore Aquarno, che ha ospitato la visita di alcuni docenti della scuola estiva nazionale di didattica e ricerca educativa organizzata dalla Divisione di didattica della Società chimica italiana. Circa 20 i docenti, di Università e Istituti superiori di tutta Italia, che hanno partecipato ad una sessione di lavoro sull’evoluzione della depurazione conciaria, e sulla centralità dei processi depurativi per il comparto della concia: il gruppo faceva parte dei 90 insegnanti che hanno partecipato ai lavori della IV Scuola nazionale della Chimica e svolti all’Istituto Cattaneo di San Miniato, partner dell’evento. Dagli aspetti strutturali alle potenzialità dell’impianto, presso il depuratore i docenti hanno approfondito diversi temi connessi ad Aquarno, entrato in funzione nel 1974, oggi con una capacità di abbattere il carico inquinante in entrata di circa il 98%. Ad accogliere il gruppo di lavoro, il vicedirettore Assoconciatori Marco Cavallini, con Andrea Giachi, responsabile ricerca e sviluppo Aquarno. Tra i temi approfonditi, la destinazione delle acque recuperate dai processi conciari e le potenzialità eco-compatibili dei procedimenti legati alla filiera della pelle. Un focus è stato dedicato al progetto di ricerca “Acqua 360”, con cui presso il depuratore Aquarno si sta procedendo al riuso di reflui civili all’interno del processo di concia. «Dopo che si è conclusa l’attività di sperimentazione del progetto – dice Giachi – Acqua 360 è ora nella sua fase applicativa e può essere esteso alle aziende del distretto».

Finanziato nel quadro del Por Fers Toscana 2014-20, Acqua 360 ha coinvolto come partner Poteco, Laboratorio Archa, DeltAcque e Aquarno, con le concerie San Lorenzo, Settebello e Victoria. Dalla seconda metà del 2016 al 2018, “Acqua 360” ha studiato la possibilità di depurare e affinare acque reflue civili per poi farle usare da aziende conciarie nel processo di lavorazione. «Il progetto – aggiunge Giachi – ha studiato le possibilità di questo riuso reimmettendo nei processi produttivi di tre concerie campione acque diverse opportunamente affinate ottenute dal trattamento di un refluo domestico». –



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