Il Tirreno

Pontedera

La storia di Fucecchio si ritrova a tavola Sorrisi e amarcord tra i “ragazzi” del ‘39

Marco Sabia
La storia di Fucecchio si ritrova a tavola Sorrisi e amarcord tra i “ragazzi” del ‘39

Decine di ottantenni con i familiari al compleanno collettivo «Che bella compagnia, giornate così ci danno tanta gioia»

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Il 1939 è stato un anno – storicamente parlando – densissimo di avvenimenti (anche troppo): Hitler si allea con Mussolini, la Germania invade la Polonia e scoppia la seconda guerra mondiale e nel frattempo cambiano anche due papi, da Pio XI a Pio XII. Eventi enormi, che hanno segnato il destino a seguire dell’umanità; ma in quello stesso anno – perché la vita va avanti nonostante la guerra e le difficoltà – a Fucecchio (e non solo) nascevano tantissimi bambini, che poi sono diventati grandi, genitori e di seguito nonni. E una parte di essi – ieri – ha festeggiato idealmente in compagnia il proprio ottuagenario, grazie ad un’idea di Giuliano Di Crescenzio, ferroviere pensionato e da sempre molto attivo nel mondo del volontariato, che da alcuni anni organizza questo evento così particolare.

Di Crescienzio ha infatti spedito gli inviti ai 209 fucecchiesi nati nel 1939 e circa 40 erano presenti ieri nei locali dell’oratorio di Santa Maria delle Vedute, alla presenza anche del sindaco Alessio Spinelli, della sua vice Emma Donnini, del vescovo Andrea Migliavacca e del parroco don Giorgio Rudzki. Il ricavato è andato proprio alla onlus La Calamita, che gestisce le attività di questo oratorio a due passi da piazza Montanelli.

Una giornata dedicata a questi nonni che sprizzano vita da tutti i pori, nonostante la carta d’identità sia sempre più gialla. Chiedetelo, ad esempio, a Gianfranco Macelloni. Ex rifinitore in conceria e musicista, che i suoi 80 anni all’anagrafe non li sente proprio: «Secondo me – scherza – hanno sbagliato a mandarmi l’invito, io mi sento sessant’anni anche se ho lavorato per una vita». Eppure Macelloni, anche se non li dimostra, ha ottant’anni tondi tondi. Lui come tutti gli altri: chi più chi meno continua a sorridere alla vita, nonostante gli acciacchi. Molti degli invitati da Di Crescenzio erano accompagnati da figli e nipoti, a dimostrazione del rapporto che si crea tra questi anziani e i loro discendenti più diretti. A Maria Carla Giuntoli chiediamo cosa fa nella vita, ora che il lavoro è un ricordo. E lei ci stupisce: «Tu vedessi – scherza – faccio l’orto: vango, zappo e faccio di tutto, non sto mai ferma. Se volete, potete venire a vedere. Però il mio lavoro vero è fare la nonna, scrivilo». Dopo Carla rischia di commuoversi parlando del marito che non c’è più e che evidentemente le manca parecchio.

«Ma giornate come queste – aggiunge – mi fanno stare meglio, vedere così tante persone della mia età coi loro familiari». Maria Carla per una vita ha lavorato al Bar Montecatini di via Trieste a Fucecchio, come barista; può dire di aver visto passare generazioni di fucecchiesi da quello che era il suo bar. Simpatiche, poi, sono state alcune battute sulle avventure amorose che ancora si possono vivere nella terza età, perché come detto la vecchiaia non corrisponde per forza con la sospensione delle emozioni, dei sentimenti e degli istinti.

L’esercito degli ottantenni alla fine si è prestato volentieri alla foto di gruppo, in modalità squadra di calcio. Sono anziani, ma nessuno si vuol sentir dire “vecchio”. Per chi non ha la loro età, stare lì è come passare una giornata alla “sagra del nonno”: carezze e complimenti che ogni persona che ha la fortuna di avere i nonni si porta dentro. Chi non li ha più, invece, culla il ricordo di queste persone coi capelli bianchi, magari acciaccate e stanche, che però non mancano mai di portare il nipote all'allenamento o la nipote a fare il corso di danza. Hanno lavorato una vita per godersi momenti del genere. Ed è giusto che sia così, che vengano festeggiati. —



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