Il Tirreno

Pontedera

Fino al 29 settembre 

Tra arte e inclusione con le opere di Nof4 e la città di Mazzinghi

Chiara Bruschi
Tra arte e inclusione con le opere di Nof4 e la città di Mazzinghi

Al Centro studi espositivo Santa Maria Maddalena la mostra che offre una panoramica sull’ex manicomio di Volterra

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VOLTERRA. Resta aperta fino al 29 Settembre la mostra “NOF4-Graffi profondi di memorie e l’ex manicomio di Volterra”, allestita al Centro studi espositivo Santa Maria Maddalena, in piazza San Giovanni. A cura dell’associazione “Inclusione, Graffio e Parola”, l’esposizione offre una panoramica sull’ex manicomio volterrano, dedicando spazio a Fernando Nannetti, meglio conosciuto con l’acronimo Nof4, autore dell’immenso graffito considerato un capolavoro dell’Art Brut.

Ma tra le memorie dell’esposizione c’è uno spazio dedicato all’arte inclusa. Quell’arte nascosta che alleandosi con la psichiatria restituisce visibilità. Ed ecco che prende forma la città idealizzata di Mauro Mazzinghi. La mostra personale “Su... su... fino al cielo! ” inaugurata il 22 agosto scorso, alla presenza dell’artista, fino alla chiusura dell’evento resterà in bella vista, con i suoi infiniti grattacieli e il curatissimo progetto di aeroplano. Mauro nasce a Serrazzano il 30 luglio del 1956. Finita la scuola, per dieci anni fa il boscaiolo. «Ero giovane e forte – scrive nella sua breve biografia – mi chiamavano lo sradicatore di platani». Un giorno però scopre di avere un brutto male, un male oscuro, di quelli subdoli che ti mangiano da dentro. «Sono stato ricoverato – scrive ancora – e fra l’ospedale e l’aiuto dell’Onnipotente si riesce a fermare la malattia. Ma sono solo, babbo e mamma non ci sono più e non essendo autosufficiente vengo ricoverato prima al Morel 2 e poi al Morel 1. Lì ho imparato a rifare il letto e le faccende di casa».

Mauro ha sempre avuto la passione del disegno: «Disegnavo turbine, macchine, ruspe… le ruspe erano difficili, soprattutto i cingoli, poi missili. Alla fine ho trovato la mia dimensione…disegnatore di grattacieli». Mauro lavora con righello e goniometro. I suoi grattacieli li fa crescere “piano piano”, in tutti i sensi. Come un tecnico, prende le misure perché a ogni piano ci devo essere le finestre e la parte più complessa da riportare sono proprio gli infissi. E non solo: per fare un grattacielo ci vuole un bel po’ di carta e quella è sempre difficile da trovare. Ottimali sono i vecchi manifesti che attaccati ad arte possono rivelarsi molto efficaci. Il grattacielo più alto che ha fatto ha ben 116 piani. Con i pochi strumenti che ha Mauro riproduce in scala, cercando sempre nuovi escamotages per rendere più semplice il lavoro, ma confessa che per fare un grattacielo così alto ci vuole veramente tanto tempo.

Claudio Grandoli, vicepresidente dell’associazione “Inclusione, Graffio e Parola” dice: «Tutte le espressioni artistiche e l’arte in sé rivalutano l’individuo-artista, lasciando da parte l’uomo. L’arte ha l’enorme potere dell’inclusione» e in quella di Mauro si cela il mondo ideale che tutti vorremmo incontrare, quella via fuori dai canoni che vola sempre più su... su... fino al cielo! —

Chiara Bruschi



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