Il Tirreno

Pontedera

Quell’inutile strage crudele e vigliacca Cercavano partigiani sterminarono civili

Luca Signorini

L’ordine di “annientare” fu pronunciato all’alba del 23 agosto Le truppe naziste, 75 anni fa, uccisero 174 persone inermi

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FUCECCHIo. Si dice che a Villa Poggi Banchieri di Castelmartini, la sera del 24 agosto 1944, i nazisti diedero una festa. Atmosfera di giubilo, al grido: “Partigiani, tutti kaputt”. All'alba del giorno prima, 23 agosto, esattamente 75 anni fa, risuonò terribile un ordine del colonnello Peter Crasemann, comandante della 26ª Divisione corazzata della Wehrmacht, l'esercito tedesco. “Vernichten”, che si significa annientare. Alla fine della mattinata si contarono 174 civili morti ammazzati.

I militari nazisti credevano che nella vasta area del Padule di Fucecchio, quell'estate con vegetazione e canneti alti, si fossero nascoste diverse bande partigiane, con presenza stimata di 200-300 uomini, secondo le testimonianze raccolte dalla Commissione d'inchiesta istituita all'interno della 5ª Armata Usa, che iniziò a lavorare nell'ottobre '44. L'unica che poteva aggirarsi nei paraggi era la formazione “Silvano Fedi” di Ponte Buggianese, 30 elementi in tutto. I nazisti, in realtà, non ebbero modo di appurare se ci fossero o meno antifascisti armati, perché al centro della zona palustre, così insalubre e temibile per chi non era avvezzo, non ci arrivarono mai. Si fermarono prima, ai bordi della palude. E incontrarono solo civili, alcuni impegnati in lavori nei campi, altri sfollati dai centri urbani vicini, dove si stavano intensificando le guerriglie e i bombardamenti tra i tedeschi, asserragliati sulla vicina linea dell'Arno, e gli angloamericani. E dove aumentavano le incursioni partigiane.

In Padule invece fu rappresaglia quella mattina: gli autoblindo partirono alle 5, aprendo un fuoco indiscriminato. Poi colpi di mortaio, cannonate. L'Eccidio del Padule di Fucecchio si consumò nei casolari, tra le capanne. Morirono in 174.

La più anziana vittima, Maria Faustina Arinci, 92 anni, non ci vedeva e non ci sentiva: i giovanotti tedeschi le infilarono una bomba a mano nella tasca del grembiule. L'episodio si verificò a Casa Simoni, nella zona dell'Uggia, a Monsummano. C'è poi la vittima più giovane, Maria Malucchi, appena 4 mesi, colpita a morte con il calcio di un fucile.

Altra strage nel territorio di Ponte Buggianese, tra Albinatico, Anchione, Pratogrande, Tabaccaia: 32 civili persero la vita, perlopiù donne e bambini. Mitragliate ai corpi di persone indifese nella zona di Castelmartini (47 i morti), a Stabbia di Cerreto Guidi, a Massarella di Fucecchio. Terrore e sangue. La barbarie diminuì di intensità dopo le 11: il comando nazista, con in dote 174 scalpi, si accorse che lì di partigiani non c'era traccia. Nella notte, i parroci dei paesi, i familiari e gli ostaggi liberati caricarono i corpi, seppellendoli in casse di fortuna nei pressi dei luoghi di morte.

Un'inutile strage. Che è stata conseguenza di un'idea precisa del comando nazista. Quella che il Padule di Fucecchio si era popolato di partigiani sempre più attivi con gli attacchi nelle retrovie del fronte, in quei giorni di agosto al di là dell'Arno nella fascia pedemontana dell'Appennino. Ma che poteva fornire un nascondiglio anche ai disertori tedeschi e a ogni tipo di fuggitivo.

Per l'Eccidio del Padule di Fucecchio Crasemann viene condannato a 10 anni di carcere; il capitano Joseph Strauch, che condusse sul campo il rastrellamento, a 6 anni. L'ergastolo è invece toccato al maresciallo Fritz Jauss e al sergente Johann Robert Riss; mentre il capitano primo ufficiale d’ordinanza Ernst August Arthur Pistor e il tenente Gerhard Deissmann sono morti durante il processo. Una sentenza confermata dalla Corte d'Appello di Roma nel 2012. Nessuno qui ha dimenticato niente di tutto questo. —

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