Toscana
Geremia e Giulia, uccisi perché volevano salvare una donna dallo stupro
Domani la commemorazione nella piazza dedicata ai coniugi Ficini freddati da un soldato nazista in via Donateschi a Fucecchio 75 anni fa
memoria
Cinque giorni dopo – in quel Padule che si credeva sicuro – verrà commesso uno dei più atroci eccidi della storia toscana ed italiana, con l’uccisione di 174 civili inermi ed innocenti, senza pietà nemmeno per anziani, bambini ed infermi. Ma la guerra, nel territorio fucecchiese, non ha lasciato il segno soltanto quel drammatico 23 agosto 1944.
La storia di Geremia Ficini e di Giulia Salvadori è sicuramente meno conosciuta, ma non per questo meno triste e difficile da accettare: siamo in via Donateschi, è il 18 agosto 1944; Geremia e Giulia sono sposati e dopo un periodo da sfollati sulle colline di Torre decidono di fare ritorno alla loro abitazione, dove trovano rifugio nel sottosuolo. Fucecchio era ancora occupata e sarebbe stata liberata pochi giorni dopo, il primo settembre 1944; in quella casa di via Donateschi trova rifugio anche un’altra coppia, composta da Margherita Petrucci e Dante Francini. Quella sera nel riparo fanno irruzione due militari tedeschi: un maresciallo di un reparto corazzato e un soldato, che lo accompagna. Entrano e si sistemano, bevono del vino preparato per loro e parlano coi civili.
Sembra tutto tranquillo, ma non è così. Improvvisamente il maresciallo prende di mira Margherita, la trascina in una stanza, la picchia e la violenza.
Giulia non può accettare quella scena, si avvicina alla porta e il milite di guardia le spara dritto al cuore, freddandola; stesso destino per Geremia, che voleva soltanto provare a soccorrere la moglie. Si salva solo Dante, perché il soldato stavolta spara un colpo in aria mentre questo provava a soccorrere i due colpiti dalla sventagliata di mitra. E qui, come se non bastasse, al duplice omicidio si aggiunge l’abominio: con i 2 morti a terra, il maresciallo continua a violentare Margherita. Poi, una volta “soddisfatto”, se ne va col sottoposto come se nulla fosse. I nomi di quei militari non sono mai stati scoperti però si sa che erano in servizio presso la 26esima divisione corazzata del generale Peter Eduard Crasemann, proprio colui che consegnò il suo nome e quello del suo reparto alla storia dei crimini di guerra sterminando anziani, donne e bambini in quel 23 agosto 1944 di sangue ed infamia in Padule. Geremia e Giulia, così come tutti i trucidati nell’Eccidio, fanno parte dell’esercito delle vittime innocenti che ogni guerra causa. Il 25 aprile 2008 l’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano conferì la medaglia d’oro al valor civile (alla memoria) ai coniugi Ficini. Il Comune, invece, gli ha dedicato una piazza del paese. Dove domani alle 10 l’amministrazione li ricorderà, a 75 anni dalla loro morte. La loro unica colpa: voler salvare un’altra persona dalla follia della guerra che trasforma gli uomini in bestie. —
Marco Sabia
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