Il Tirreno

Pontedera

Storia e memoria necessitano di monitoraggi continui

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Panem et circenses. Per estensione la locuzione latina, riferita a dare il pane e i giochi al popolo, oggi può essere adoperata per sintetizzare la moda di abbellire le città. Opere d’arte spesso di dubbio gusto, situazione economica che detterebbe di porre attenzioni verso altri interventi, presenze artistiche che sanno anche di intrusione, fanno ritenere la frase del celebre poeta satirico latino Giovenale come la sintesi dell’agire di coloro che, con poco dispendio di forze e di risorse, si guadagnano il favore delle masse e riescono a farne cessare le proteste.

Ne sono un esempio le rotatorie, spesso biglietto da visita di una città visto che si trovano al loro ingresso. Presenze “artistiche” che finiscono anche per distrarre l’automobilista; comunque forme di arte o di pensiero che poi devono essere sapute conservare affinché non si trasformino in danno e pericolo.

Mettiamola così, in estrema sintesi: si difendono meglio dal passare del tempo le opere più antiche che quelle moderne. E non importa andare a scomodare il solito refrain delle strade romane ancora calpestabili e transitabili, al contrario di quelle con pochi decenni sulle spalle. Senza fare fatica, guardiamo la famosa (famigerata) Fi-Pi-Li sempre al centro di interventi di rifacimento e altrettanto al centro di inconvenienti per gli automobilisti. È solo di qualche giorno fa il cavalcavia di Gello che presenta seri problemi ma che tutti rifiutano la paternità per un necessario intervento.

Nel territorio di Lajatico si può scoprire quello che resta di una struttura fortificata quasi dimenticata: la Rocca di Pietracassia, 532 metri d’altezza su un dirupo alto 50 metri - datata 1028 - che contribuiva a renderla inespugnabile, e oggi un panorama a 360°: girando su se stessi, in condizioni di bel tempo, si possono vedere tutta l’Alta Valdera, i Monti Pisani e le Apuane, la Valdicecina e il litorale di Cecina, fino al promontorio di Piombino.

Continua a destare preoccupazioni, invece, a Palaia la Pieve di San Martino. La scarpata a ridosso della pieve romanica fa paura. Il continuo dilavamento della parte tufacea del versante opposto alla strada che arriva dal centro abitato “ruba” continuamente terreno e in mancanza di un intervento ne potrebbe risentire la stabilità stessa del monumento nazionale. Comune e parrocchia sono in contatto con l’Istituto diocesano per il clero di San Miniato. Rispetto a qualche mese fa non sono stati rilevati movimenti, ma quello strapiombo di oltre 100 metri e della larghezza di una quarantina sembra non fermarsi più e il rischio che ne deriva è sempre più ampio. Al momento, le infiltrazioni sembrano non interessare la struttura della pieve, ma di sicuro si sta indebolendo tutta l’area circostante.

Una cosa è certa: i palazzi, le opere, le strade e quant’altro hanno sempre bisogno di manutenzione; più quelle che si trovano nei borghi collinari rispetto agli altri che sono in pianura. Ciò non toglie, in ogni caso, un monitoraggio continuo. —



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