Il Tirreno

Pontedera

Viaggio nell’ex braccio di massima sicurezza dove i monologhi si fanno più intensi

Paolo Falconi
Viaggio nell’ex braccio di massima sicurezza dove i monologhi si fanno più intensi

In scena Naturae, l’ultimo lavoro nel carcere di Volterra dei detenuti attori della Compagnia della Fortezza diretti da Armando Punzo  

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lo spettacolo

Trent’anni di spettacoli, trent’anni di Compagnia della Fortezza, trent’anni di Armando Punzo a capo del progetto dentro al carcere di Volterra. Una generazione. Un viaggio. Un itinerario. Un percorso che ha preso forma e attraversa vita e teatro, limiti e ignoto, alla ricerca continua di questa bellezza sublime, profetica e poetica che si incarna attraverso la pratica artistica della Compagnia, per dar luce a un nuovo mondo con idee forti, luminose e piene d’amore.

E per il trentunesimo anno ecco un evento speciale, l’ouverture di “Naturae”, nuovo lavoro della Compagnia della Fortezza, drammaturgia e regia di Armando Punzo, che avrà, come di consueto uno sviluppo biennale in scena, forse triennale, come ammette lo stesso regista, nella Fortezza Medicea/Casa di reclusione di Volterra (dal 30 luglio fino a sabato, sempre alle 16). Naturae-ouverture è una produzione di Carte Blanche e Tieffe Teatro con il sostegno di MiBact - Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Regione Toscana, Acri-Associazione di Fondazioni e Casse di Risparmio spa, Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra, Comune di Volterra, Comune di Pomarance e Ministero della Giustizia-Casa di reclusione di Volterra.

Un altro bel lavoro, detto in modo un po’ banale. Ma che lo stesso Punzo è in grado di declamare quasi alla perfezione, appena finito lo spettacolo. «C’è un mondo intero di qualità – spiega – che cerca di emergere dal pozzo in cui le abbiamo relegate: Armonia, Letizia, Stupore, Innocenza. La nostra civiltà non è un approdo, è una fase di passaggio».

Insomma per il regista «l’evoluzione non si è arrestata. Ogni generazione ha una nuova sfida all’orizzonte, a noi il compito di superare l’Homo Sapiens per andare incontro all’Homo Felix».

Ma una cosa è certa: «L’approdo che cerchiamo non è né in cielo né in terra, né in un dio, né in un altrove esotico, ma tutto in noi, soltanto in noi, nella nostra natura, anzi nelle nostre infinite naturae».

Questo è Punzo, i suoi studi, la sua voglia di porsi e di fare domande. E il bisogno di avere risposte. Questo è “Naturae” messo in scena dal solito gruppo di detenuti attori. Con una novità: non solo e soltanto il palco nel chiostro centrale del Maschio, ma una specie di teatro itinerante che porta il pubblico nella anguste stanze dell’ex braccio di massima sicurezza dove i monologhi degli attori si fanno ancora più intensi e coinvolgenti. In mezzo al sale. «Perché è il sale della vita è il vento dolce, ma anche la cosa dove non nasce e nulla», spiega ancora Punzo.

Il quale ha un obiettivo, che oggi sembra più a portata di mano: riconfigurare il carcere il Volterra attraverso la cultura e la bellezza. Quindi il teatro. Per questo si presenta il progetto nazionale di rete a sostegno del teatro in carcere a partire dal modello operativo della Compagnia della Fortezza; sostenuto e promosso da Acri-Associazione di Fondazioni e Casse di Risparmio. Un incontro ci sarà anche venerdì affinché «un’idea più grande di me prenda consistenza».

Armando Punzo è dal 1988 che entra nel carcere di Volterra e ci torna ogni giorno per fare teatro con i suoi detenuti attori. Dal desiderio di interrogarsi sul senso profondo e sulle implicazioni personali, sociali e politiche di una scelta tanto radicale è nato che ha bisogno di un suo spazio stabile. —

Paolo Falconi

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di Redazione web