Il dolore
Niente libertà per i Buonfiglio, a breve si faranno interrogare
Ponsacco. L’inchiesta sul falso concentrato di mela biologico: ricostruiti i passaggi della frode in commercio. gli altri indagati che erano stati arrestati nel mese di giugno hanno invece ottenuto i domiciliari
PONSACCO. Restano ancora in carcere gli imprenditori di Ponsacco Walter (amministratore delegato del Ponsacco calcio) e Giorgio Buonfiglio, arrestati nel mese di giugno nell’ambito di un’inchiesta che ha messo fine al commercio del concentrato di mela venduto come prodotto biologico anche se poi non lo era. Con loro erano stati arrestati quattro dipendenti dell’Italian Food di San Miniato, l’azienda dei Buonfiglio attiva nell’agro-alimentare e nel settore degli alimenti dietetici e macrobiotici. Oltre a due fidati collaboratori degli imprenditori pisani, Ciro Barba di Nocera Inferiore e Gerardo Luciano di Solofra. Il nono indagato, in stato di libertà, è il serbo Alexander Ramovic, che operava attraverso la società Perfect Fruit e che è rimasto indagato in stato di libertà.
Nel corso delle ultime settimane tutti gli arrestati sono stati interrogati e hanno spiegato quello che era il loro ruolo nell’azienda dei Buonfiglio e, anche se in tempi diversi, hanno ottenuto gli arresti domiciliari. Il difensore dei fratelli Buonfiglio si è rivolto al tribunale del Riesame per chiedere un’attenuazione della misura cautelare, che è stata però respinta. Entrambi i fratelli hanno ora chiesto di essere interrogati dal pubblico ministero, Giovanni Porpora. Interrogatori che sono previsti per i primi due giorni del mese di agosto.
Nel frattempo, l’inchiesta della Procura di Pisa, a cui hanno lavorato l'Ispettorato centrale repressione frodi del Ministero delle politiche agricole e la Guardia di Finanza di Pisa, va avanti.
Tutto parte dall’Italian Food di San Miniato ma sono diverse le società sequestrate. La Bio Toscana seguita da Gerardo Luciano, la Green Profit Tuscany di Ciro Barba e la Perfect fruit con sede in Serbia. Poi si indaga su due ditte inesistenti, la Bon fruit e la Andros con sede in Croazia. Nel corso dell’inchiesta, che ha collegamenti con un’altra condotta a Nocera Inferiore sempre nel settore agro-alimentare, sono stati sequestrati beni per oltre 6,5 milioni, fra immobili, mezzi e preziosi in possesso degli indagati. Il serbo indagato al momento è libero: le autorità serbe non hanno dato esecuzione alla misura cautelare disposta dal gip del Tribunale di Pisa anche nei suoi confronti. La Procura colloca i Buonfiglio al vertice di un’associazione a delinquere che poteva contare sulla collaborazione attiva dei propri dipendenti e altri soggetti esteri compiacenti, ognuno con un ruolo specifico nella filiera della truffa.
Diversi i reati contestati, associazione a delinquere finalizzata alla frode in commercio e autoriciclaggio. Reati contestati anche a carico delle società Italian Food e delle collegate Green Italy e Biotoscana, sottoposte a sequestro preventivo, la cui attività è stata bloccata. —
S.C.
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