Il dolore
Consegnata una lista di sospettati
Vicopisano: l’area dell’esplosione resta sotto sequestro così come l’ordigno recuperato sotto le macerie del capannone
VICOPISANO. Cominceranno da una lista di nomi e di aziende le indagini dei carabinieri per cercare di risalire agli autori dell’attentato compiuto contro il magazzino di un’azienda edile a Vicopisano. Un elenco che avrebbe fornito agli inquirenti lo stesso Maurizio Scalzi, titolare dell’impresa al centro di un atto che non ha precedenti nella zona. Qualcuno ha infatti piazzato una bomba, con tanto di timer, per distruggere l’edificio situato in una zona abbastanza isolata ma vicina alla strada provinciale Vicarese. Sia l’imprenditore che il padre, fondatore della “M.G.S. edilizia”, sostengono di non avere idea di chi possa avercela con loro. Eppure negli ambienti investigativi c’è la convinzione che a piazzare la bomba sia stato qualcuno con cui l’azienda è entrata in contatto per ragioni di lavoro.
Potrebbe trattarsi anche di un vecchio rancore, di una questione rimasta in sospeso. Come di qualcosa avvenuto in tempi più recenti. In questa fase delle indagini alla famiglia titolare dell’azienda è stata chiesta una certa riservatezza. Nel frattempo, non ci sono state rivendicazioni o richieste di denaro. Ma è cominciata la stima dei danni che sono superiori ai centomila euro, considerato che nulla è rimasto in piedi del magazzino se non un escavatore. Un danno importante, oltre allo choc di sapere che c’è in giro qualcuno che sa piazzare bombe, per l’impresa che peraltro non aveva assicurato il magazzino di via Cesana. La “M.G.S” non partecipa a gare per enti pubblici ma lavora essenzialmente per privati. Non è escluso che qualche ditta concorrente che si è sentita magari tagliata fuori da un lavoro importante possa avere organizzato l’attentato al magazzino.
Chi ha fabbricato il dispositivo per far saltare l’edificio non può essere considerato uno sprovveduto. Inoltre, conosceva bene la zona, sapeva quale parte della proprietà aveva un sistema di allarme e quella che ne era sprovvista. Così come era al corrente del fatto che nell’area non ci sono telecamere.
I carabinieri di San Giovanni alla Vena che la notte tra lunedì e martedì sono intervenuti sul luogo dell’esplosione hanno consegnato alla Procura l’informativa di quanto è accaduto. Tutta l’area è stata sottoposta a sequestro.
Il sopralluogo dei vigili del fuoco di Cascina e dei carabinieri ha consentito di individuare l'ordigno: una bombola del gas collegata a un tubo di gomma a sua volta legato con cavi elettrici e un timer. L'esplosione solo per un miracolo non ha causato danni a persone ma il boato è stato avvertito anche a distanza di alcuni chilometri. I cittadini sperano che al più presto le indagini aiutino a capire cosa c’è dietro al grave atto intimidatorio. —
Sabrina Chiellini
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