Il Tirreno

Pontedera

«Strada per il ponte mai chiusa Niente segnaletica, la misi io»

Pierluigi Sposato
«Strada per il ponte mai chiusa Niente segnaletica, la misi io»

Parole choc dell’unico testimone dell’incidente in cui morì una donna di Larderello Enrico Bigiarini: «Vidi cadere l’auto, li sentii urlare prima che morissero»

4 MINUTI DI LETTURA







Bigiarini, lei è sicuro di quello che dice? «Certo! La strada non è mai stata chiusa». Però la segnaletica c’era… «Non c’era assolutamente segnaletica». Ma la transenna che si vede in questa foto? «La foto l’ho fatta io! La transenna ce l’ho messa io dopo che l’auto era precipitata nella voragine. Quando sono arrivato, la transenna era di fianco alla strada, sulla banchina, non di traverso».

Mormorii in aula, sguardi increduli, un moto tra la rabbia e la soddisfazione tra i parenti delle vittime. Sono le 13.30 e in Tribunale si è appena conclusa la deposizione dell’unico testimone oculare della tragedia del ponte dell’Albegna, a Marsiliana, 12 novembre 2012, quando la terra si aprì sotto le ruote della Fiat Punto aziendale su cui viaggiavano tre dipendenti Enel, Paolo Bardelloni, 59 anni di Massa Marittima, Maurizio Stella, 47 di Follonica, e Antonella Vanni, 48 di Larderello, di ritorno da Roma in una giornata più che inclemente dal punto di vista meteorologico. Enrico Bigiarini è la persona che assistette all’incidente: «Ho visto l’auto sparire nella voragine, nell’acqua. Stava venendo incontro a me, io ero andato a controllare il livello del fiume. Nel buio, capii che era una Punto perché aveva perso la mascherina. Li ho sentiti urlare prima che morissero».

Le sue parole scuotono un’udienza che fino a quel momento aveva vissuto sostanzialmente di aspetti burocratico-tecnici-progettuali, anche in relazione all’evento precedente, quello del 2010, che comportò la ristrutturazione di quanto portato via dalla furia del fiume; indispensabili anche questi per capire se i quattro imputati, tutti presenti (Gian Paolo Conti, Umberto Tozzini, Massimo Luschi e Renzo Ricciardi), abbiano responsabilità a qualsiasi titolo nella morte dei tre funzionari Enel. Anche il pm Arianna Ciavattini resta stupita di fronte ad alcune affermazioni, specie quelle che chiariscono “visivamente” la descrizione di Bigiarini messa quel giorno a verbale dai carabinieri. E lasciano stupite anche le difese, specialmente l’avvocato Adriano Galli (per Conti) che insiste nelle contestazioni, ritenendo presenti molte, troppe differenze significative tra le versioni. Al punto che, quando Bigiarini dà segni di insofferenza («il ponte era aperto, ci sono i video su Youtube: perché non li guardate?»), deve intervenire il giudice Andrea Stramenga perché il processo torni a scorrere nella normalità del contraddittorio.

Bigiarini abita a un chilometro dal ponte, lato Magliano in Toscana. Racconta che insieme a suo padre era andato a vedere il livello del fiume e di aver visto l’auto precipitare. «Presi la transenna che era di lato, sulla banchina, e la misi di traverso. Poi chiamai i carabinieri, dicendo che stavo mettendo i birilli, anche questi accostati, perché intervenissero dall’altra parte. Nel frattempo, avevo chiamato degli amici di Marsiliana perché chiudessero loro la strada dalla loro parte. Io sono rimasto lì fino al mattino. Arrivarono l’Esercito con l’elicottero, i sub. Ma fino a che l’acqua non scese, verso le 6.30, l’auto non si poteva vedere».

Incalza il pm: scusi, ma la strada era chiusa? «L’abbiamo chiusa noi cittadini, con transenne e birilli che abbiamo noi, in campagna. Al mattino, verso le 6.30, era stata chiusa perché l’acqua passava sopra al ponte. Poi il livello era sceso e tutti ci erano passati: si vede anche dai video».

L’avvocato Galli non è convinto: legge le cosiddette sit e rileva contraddizioni, chiede più volte spiegazioni sul significato dei termini usati. Ma Bigiarini non si sposta di una virgola: aiutandosi anche con i gesti, indica la disposizione originaria e finale della transenna. Poi ripete ciò che gli aveva detto lo zio Giampiero, e cioè che sul ponte poco prima c’erano passati un bilico e un pullman di turisti. Insiste: «La mattina del 12 c’erano duecento persone sul ponte, non c’era pericolo, facevano tutti le foto». Riparte Galli: ma cosa vuol dire quando dice «la segnaletica l’abbiamo messa noi»? «Noi vuol dire la comunità di Sant’Andrea. Può darsi anche che sia stata portata dal sindaco – e qui la dichiarazione si fa più incerta – del resto abita lì vicino. E comunque un cartello come questo che si vede nella foto, che ho fatto io, ce l’ho anche io, perché di lavoro faccio il movimento terra. Comunque lo ripeto: lì non c’erano né protezione civile né carabinieri».

Perché doveva attraversare il ponte? «Io non dovevo attraversarlo. Io ero andato a vedere il livello dell’acqua. E’ stata la fortuna mia non andare avanti, sennò non ero qui a parlare». —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa