Il Tirreno

Pontedera

il delitto di casteldelbosco 

Scotto, no alle perizie: ora rischia l’ergastolo

Pietro Barghigiani
Scotto, no alle perizie: ora rischia l’ergastolo

Il giudice respinge la richiesta della difesa sulla capacità di intendere e volere quando sparò undici colpi contro Marchesano

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montopoli. No alla perizia psichiatrica presentata dalla difesa.

Il rito abbreviato resta, ma senza il contributo a livello medico che avrebbe potuto alleggerire il fardello di cui si farà carico Danny Scotto, 27enne di Chiesina Uzzanese, nella prossima udienza a ottobre: omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dalla crudeltà.

La vittima era Giuseppe Marchesano, coetaneo ed ex compagno di scuola dell’imputato, ucciso nella sua casa il 9 novembre a Casteldelbosco.

Un atto d’accusa che, sebbene il rito abbreviato preveda lo sconto di un terzo, la riduzione della pena potrebbe essere annullata con l’eventuale accoglimento delle aggravanti. E per quel reato significa andare incontro all’ergastolo.

È stata un’udienza breve quella che si è tenuta davanti al gup Giuseppe Laghezza. Il tempo di consentire all’avvocato difensore Barbara Luceri di ribadire la richiesta di abbreviato condizionato alla perizia psichiatrica del consulente di parte e di raccogliere i rifiuti del pm, Sisto Restuccia e dei legali delle parti civili, l’avvocato Ivo Gronchi per il padre della vittima e Gabrio Bagnoli per la mamma.

Il gup ha fissato a ottobre l’udienza che si concluderà con la sentenza. Tempi rapidi, discussione sulla base degli atti e poi la camera di consiglio per un verdetto che in meno di un anno chiuderà in primo grado l’omicidio di Casteldelbosco.

Nella perizia consegnata ieri dal difensore, lo psichiatra riferisce di aver raccolto nell’incontro con Scotto un episodio subìto da ragazzo.

Un trauma che avrebbe influito sulla sua capacità di relazionarsi con gli altri. Tenuto sotto osservazione per un mese a Sollicciano da un team di psichiatri, l’imputato è stato ritenuto «capace di partecipare al processo».

Scrivono i medici nella relazione agli atti del processo: «Scotto ha presentato un atteggiamento a tratti bizzarro, volto a eludere domande dirette su questioni personali mantenendosi sul vago, mostrando a tratti eccessiva latenza nelle risposte e lunghi silenzi. Mentre su altri argomenti, da lui scelti e con caratteristiche generali, l’eloquio è apparso fluido e informativo. In merito al fatto reato afferma di aver dato più versioni (“tutte le volte cambio versione”) limitandosi a dire che preferisce pensare l’amico sia ancora vivo (“per me è come se non fosse morto”)». Per Scotto viene delineato un «profilo compatibile per un disturbo della personalità in cui prevalgono gli aspetti narcisistici e schizotipici». Problematico, ma non pazzo. —

Pietro Barghigiani

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