Gioco
Il cavallo “profeta in patria” e l’allenatore fantino che non volevano far correre
Bientina. Grande gioia alla contrada del Puntone dopo la terza vittoria della coppia al Palio. Topalli: San Vittore perfetto per queste corse. Il proprietario: emozione indescrivibile
BIENTINA. Non li ferma più nessuno. No, specie negli ultimi tre anni, praticamente monopolizzati dall’invincibile accoppiata Adrian Topalli-San Vittore, due volte col Puntone e una volta con Quattro Strade. . Un fantino albanese arrivato in Italia come tanti suoi connazionali, pieno di speranze ma che si è fatto da sé e ha dovuto sconfiggere prima di tutto lo scetticismo che lo circondava; e un cavallo allenato proprio da Topalli che sembra nato per pennellare queste curve difficili e selettive, acquistato in Sardegna da due contradaioli (Mario Giusti e Maria Ammutinato) di quel Puntone che due giorni fa per la seconda volta ha vinto col proprio cavallo, alla faccia dell’espressione latina “Nemo propheta in patria”, cioè nessuno profeta in patria.
San Vittore, col trionfo recentissimo, è diventato Re di piazza Vittorio Emanuele II, perché nessun cavallo ha mai vinto tre volte a Bientina; Topalli, da par suo, ha dimostrato ancor di più che lo scetticismo che lo circondava non aveva alcun senso. «È la pista più difficile d’Italia – racconta Topalli – e io devo ringraziare tutti, perché si vince insieme, anche se il cavallo è il fattore più importante. E San Vittore è perfetto per queste corse».
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Topalli anche quest’anno sforna vittorie su vittorie, a dimostrazione che non è “soltanto” un ottimo allenatore: «Io mi son sempre sentito un fantino, poi se sono anche un bravo preparatore è un qualcosa in più. Solo che per molto tempo non mi hanno dato fiducia o mi hanno fatto fare solo corse in difesa. Quando però guardo i risultati a fine anno e vedo che sono davanti a colleghi “di nome” capisco che sto facendo bene, più di quanto immaginassi quando ero agli inizi e trovavo tante porte chiuse. D’altronde quello che ho conquistato ho dovuto sudarmelo, nessuno mi ha regalato nulla».
A Fucecchio, dove Topalli allena i cavalli della sua scuderia, si è spesso detto che “se si fosse chiamato Topallu (cioè se fosse stato sardo ndc), avrebbe incontrato meno scetticismo”. Ed è in parte così, perché anche “in casa” ha faticato a trovare una giubba da vestire. Ma anche se a Fucecchio non era profeta in patria, il sogno rimane lo stesso: «Per vincere lì sarei disposto a pagare di tasca», scherza. E ad un amico fucecchiese (oltre che al Puntone) va la dedica per questo Palio: «Carlo Gabbrielli manca a tutti noi, la vittoria è anche per lui».
Ma se Topalli è “l’esecutore”, la bella storia di questo Puntone in estasi ha un altro protagonista: San Vittore. «È un cavallo forte e fortunato – racconta Mario Giusti, uno dei proprietari – non so descrivere cosa voglia dire vincere il Palio col proprio cavallo e col proprio fantino. Adrian è un ottimo fantino e una persona perbene, San Vittore ci mette il suo cuore enorme. Questo cavallo ci è piaciuto sin dall’inizio, da quando lo prendemmo in Sardegna; abbiamo dovuto lavorarci parecchio, perché ha molto carattere. In otto anni ha vinto 5 palii, tre a Bientina e due a Bomarzo. Sono risultati notevoli. Ma il merito è di tutta la squadra: cavallo, fantino, contrada e veterinario, perché Ughetta Bertini sa farlo rendere al massimo».
San Vittore – il Berio di Bientina – e Topalli, il fantino in cui nessuno credeva: ci sono tutti gli elementi per scrivere un altro capitolo di quell’imprevedibile romanzo che è il Palio. —
Marco Sabia
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