Proteste
Fanno esplodere bomba in un magazzino edile L’edificio è distrutto
Hanno collegato con un timer l’ordigno ad una bombola del gas. La deflagrazione avvertita nel giro di decine di chilometri. Avvertimento o regolamento di conti?
VICOPISANO. Hanno fatto saltare il capannone di un’azienda edile con una bomba. È stato un avvertimento. Oppure un regolamento di conti, una sorta di punizione per qualcosa che potrebbe essere avvenuto nell’ambito lavorativo. Il movente dell’esplosione che ha squarciato il silenzio della notte lo accerteranno le indagini in corso, ma è un episodio che fa paura e lascia aperti inquietanti interrogativi, compreso quello delle estorsioni in un settore, come è quello dell’edilizia, attraversato da una profonda crisi. Di primo impatto gli investigatori comunque tendono ad escludere il racket, anche se lasciano capire che indagano in più direzioni. Certamente chi ha fatto saltare il capannone usato come magazzino dall’azienda “M.G.S. edilizia” del pontederese Maurizio Scalzi e prima ancora del padre Mauro, uno sprovveduto in fatto di ordigni non lo è. Conosceva la zona, in via di Cesana, al confine tra i territori di Vicopisano e Calcinaia, sapeva che il magazzino, al cui interno c’erano materiali edili di vario genere (dal cemento alle pitture) e macchinari, era protetto da un sistema di allarme e dalla vigilanza privata ma non aveva telecamere. La zona, immersa nel verde e lontano dalle case, lo ha reso un facile obiettivo. Gli autori dell’attentato contro l’azienda edile, che ha sede legale a Cascina, sono entrati di notte - questa la prima ricostruzione - all’interno dell’area della società a cui si accede da un cancello ma anche dai campi in fondo ad una strada sterrata. Hanno piazzato l’ordigno a cui avevano collegato un timer di quelli che vengono utilizzati anche sui cantieri edili. Lo hanno legato ad una tegola di terracotta usando alcuni pezzi di plastica. Lo hanno poi collegato con un tubo di gomma e due cavi elettrici ad una bombola del gas. A quel punto si sono allontanati dall’area e hanno atteso il momento dell’esplosione, avvenuta poco dopo mezzanotte. Uno scoppio che ha messo in allarme Vicopisano e non solo. Il boato è stato avvertito anche fino a San Frediano a Settimo, Pontedera, Bientina e Calcinaia. E ha messo in allarme decine di cittadini. C’è chi ha pensato all’ennesimo assalto a uno sportello bancomat, chi ai botti di una festa privata. Ma il rumore delle sirene dei vigili del fuoco e il bagliore dei lampeggianti nella campagna, oltre al fumo dell’incendio che si è sprigionato dopo l’esplosione, hanno poi chiarito che era successo qualcosa di grave. I vigili del fuoco di Cascina hanno lavorato a lungo, prima per spegnere le fiamme e poi per mettere in sicurezza l’area. In seguito alla deflagrazione ha subìto danni anche la vicina linea elettrica, tanto che i carabinieri di San Giovanni alla Vena hanno dovuto attivare i tecnici dell’Enel per scongiurare situazioni di ulteriore pericolo. Una lunga notte, cominciata con l’idea che quel magazzino sventrato dall’esplosione fosse crollato, con la stessa facilità con cui viene giù un castello di carte, in seguito ad una fuga di gas accidentale. Ed è stato proprio il forte odore di gas nel cortile dove c’era il magazzino, a “depistare” le prima verifiche. Ma poi i proprietari hanno fatto presente che nelle bombole non c’era così tanto gas da spiegare tutta quella distruzione. Non era un incidente ma un atto doloso. Alle tre della notte dalle macerie sono spuntate le prima certezze. Parti di quello che poteva essere un dispositivo usato per far saltare il magazzino sono affiorati tra le macerie. La prima ipotesi, dell’incidente dovuto ad una disattenzione, è rimasta in piedi per poco. Ieri mattina, quando i carabinieri sono tornati sul posto (l’altra sera erano intervenuti da San Giovanni alla Vena e da Calcinaia), tra i detriti è stato recuperato il timer.
Per i carabinieri che stanno indagando (il pm che segue la vicenda è Sisto Restuccia), si tratta di un atto pianificato e di chiara matrice dolosa. Si pensa a un'intimidazione ma il vero motivo ancora non è emerso. —
Sabrina Chiellini
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