Il Tirreno

Pontedera

Missione in somaliland 

Dalla Valdera all’Africa per realizzare e donare un laboratorio analisi

Gian Ugo Berti

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casciana terme LARI. La Valdera dista dall’Africa tanti chilometri, soprattutto se per Africa s’intende il Somaliland, nazione sconosciuta ai più resasi autonoma dalla Somalia nel 1991. La solidarietà di un medico in pensione, già primario del laboratorio di analisi cliniche agli Spedali Riuniti di Livorno e residente a Cevoli, assieme all’impegno di altri colleghi dell’associazione onlus “Docemus”, ha reso possibile un secondo viaggio-spedizione per completare l’allestimento di un moderno e funzionale laboratorio di analisi cliniche.

«Quando passeggi per Hargeisa, la capitale – racconta Antonio La Gioia (nella foto) – ti fermano per chiedere chi sei e dove vai. Se hai bisogno di aiuto. Le macchine rallentano e dal finestrino si sporge qualcuno, solo per salutarti festosamente. Nell’ultimo giorno del precedente viaggio comprai delle banane da un’anziana signora che, come tante, vendeva povere cose. Pagai con gli ultimi scellini (la moneta locale) e andai via sbucciando la prima banana. Mi sentii chiamare e poi toccare alle spalle, quando ero ormai lontano duecento metri: la signora mi rincorse perché, contando i soldi, mi aveva dato quattro banane in meno. Ho insistito, ma non volle tenerle».

«E poi i bambini – continua – a cui dai una caramella e ti regalano sorrisi di luce. Nel 2013, l’associazione, fondata da Giuseppe Nubile già primario di laboratorio a Chieti, è stata incaricata dal gruppo di onlus che hanno fondato l’ospedale pediatrico Mas Cth di Hargeisa, d’occuparsi del laboratorio. E così è stato ed è tuttora».

«Sono stato lì sette volte – prosegue – e a settembre sarà l’ottava. Il motivo, legato anche la mia specialità, è che un ospedale non può fare a meno della diagnostica di laboratorio. In ogni caso, il laboratorio serve anche la popolazione esterna. In Somaliland ci s’ammala d’un po’ di tutto, le patologie prevalenti sono quelle legate alle disagiate condizioni socio-economiche come infezioni e malnutrizione. Nonostante comprensibili difficoltà politiche e sociali, il Paese è in crescita e le autorità sanitarie sono consapevoli dello stato di salute migliorabile. Oltre al Somaliland abbiamo un progetto in Kenia, al momento congelato per difficoltà ambientali. L’associazione si chiama Docemus (www.docemus.it) e per mantenere fede al suo nome, che significa “insegnamo”, può contare solo sulle modeste entrate del 5x1000 ma, proprio perché insegnando riusciamo a portare i nostri colleghi del Somaliland alla piena autonomia professionale, una cosa è certa: tornerò e torneremo ancora in Africa». –

Gian Ugo Berti

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