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In piazza il “Cenacolo 12+1” per il Dramma popolare
san miniato. Leonardo da Vinci è il filo conduttore di tutta la Festa del Teatro allestita dall’Istituto del Dramma popolare di San Miniato, che ha preso il via il 21 giugno a Vinci con una prima nazionale realizzata da Da Vinci Art Project e Centro Cinema Taviani. In scena è andato “Nella mente del Genio”. Nel giardino della Misericordia di San Miniato lunedì 8 è poi andato in scena lo spettacolo “Preghiera per Chernobyl” per la regia di Massimo Luconi con Mascia Musy e Francesco Argirò. Quindi, è stata la volta di “Raro cade chi ben cammina - In viaggio con Leonardo”, e quindi de “Il funambolo della luce - Nikola Tesla, ovvero l’uomo che illuminò il mondo”, di e con Ciro Masella.
Dunque, eccoci a Leonardo, in piazza del Duomo a San Miniato, da domani al 24 luglio (ore 21.30), per le celebrazioni per il cinquecentenario dalla morte del Genio di Vinci: Elsinor Centro di produzione teatrale realizza per l'Istituto Dramma popolare “Cenacolo 12+1”, un racconto scenico attorno a una delle più sfuggenti e complesse personalità della storia rinascimentale. Con un cast composto da cinque attori di Elsinor - Stefano Braschi, Giuditta Mingucci, Stefania Medri, Donato Paternoster e Gianni D’Addario - e otto attori del corso di perfezionamento del Teatro di Roma, il regista Michele Sinisi crea uno spettacolo composto da dodici quadri +1: dodici racconti legati ciascuno ad un aspetto storico, artistico o più semplicemente aneddotico riguardante il celebre Cenacolo leonardiano. Il +1 in eccesso, ovviamente, è collegato alla figura del Cristo, che esce dal calcolo: un po’ come Leonardo esce dalla dimensione strettamente “artistica” per entrare in quella della leggenda.
Il regista ripercorre così 12 stazioni di un percorso attraverso le epoche lungo 500 anni: una via crucis compiuta attorno al dipinto più importante della storia dell’arte, vittima delle più grandi e documentate violenze che siano mai state perpetrate su un’opera. Dalla prima cena dei frati in refettorio di fronte all’affresco appena ultimato, all’arrivo delle truppe napoleoniche che usano le facce degli apostoli come bersagli per ammazzare il tempo, per poi passare ai bombardamenti della seconda guerra mondiale e ai successivi restauri, lo spettacolo ricrea un viaggio nella storia, facendo rivivere personaggi sia reali che immaginari. —P.Fa.
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