Sicurezza
Il distretto della concia supera la prova delle “quote rosa”
Una presenza significativa nelle aziende e negli impianti «Il legame con la moda asseconda le nostre competenze»
SANTA CROCE. Non è (solo) un lavoro per uomini. La concia conferma il trend che vede una presenza sempre più significativa di donne, con il distretto di Santa Croce sull’Arno che riflette in pieno il modello di un’industria conciaria 4.0 che si scopre attenta anche alle quote rosa. In azienda come negli impianti industriali e nei centri di ricerca, una presenza concreta, dalla gestione delle concerie a quella delle politiche distrettuali. «In azienda da circa tre anni - dice Serena Brillanti, della conceria Rinaldi - seguo i processi di innovazione, dopo un periodo iniziale in cui ho appreso nel complesso i diversi passaggi della concia». Serena è una delle facce nuove di questo distretto in costante evoluzione, che ha portato la sua curiosità in azienda come nel Gruppo Giovani Conciatori, di cui fa parte insieme a diverse colleghe imprenditrici con cui si confronta su tutto quanto riguarda il settore.
«In conceria - aggiunge Laura Biscardi, tra i titolari della Tuscany Leather - ci possono essere opportunità per tutti, in grado di assecondare competenze e sensibilità di ognuno, uomini e donne, dalla scelta dei materiali alla pianificazione della produzione: molte donne sono affascinate anche dalla componente più creativa del conciario, che specie nel distretto vede un forte legame con il comparto moda».
Le loro storie e quelle di tante altre imprenditrici, come Maila Famiglietti, vicepresidente dell’Associazione Conciatori e titolare della Nuova Osba Italia, o Silvia Rigatti, titolare della conceria Stella e presidente del Consorzio Depuratore, entrambe maturate nel Gruppo Giovani Conciatori, oggi nel board decisionale del distretto.
E fuori dalle concerie? Il tocco rosa si conferma fondamentale nel distretto anche per le attività a supporto della filiera, dalla depurazione alla ricerca: dal capo impianto al capo manutenzione del depuratore Aquarno, rispettivamente Cristina Brogi e Lara Solfanelli, arrivando ai laboratori del Poteco, con Moira Moscillo e Valentina Stasi che seguono l’analisi delle acque, e Silvia Labate, dell’area prove fisico-chimiche.
Solo alcuni esempi di un distretto che, con le radici ben salde nella tradizione, supera a pieni voti anche la temibile prova delle “pari opportunità”. —
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