Italia
Si approfittò della disabile psichica, artigiano a processo per violenza sessuale
Valdera. Il Dna dell’imputato trovato sul corpo della giovane. Ma la difesa respinge le accuse: «Non sapevo che avesse problemi mentali»
PISA. Una prima richiesta di patteggiamento è stata respinta. Troppo bassa la pena che l’imputato chiedeva di concordare con Procura e giudice. E allora c’è il processo nel presente di un 64enne artigiano della Valdera accusato di violenza sessuale aggravata ai danni di una giovane disabile. «Non sapevo che avesse quei problemi, per me era normale e i rapporti sono stati consensuali» è stata la difesa dell’uomo in occasione dell’udienza preliminare conclusa con il rinvio a giudizio. L’imputato è difeso dall’avvocato Piergiorgio Masi, mentre la parte civile è tutelata dall’avvocato Massimiliano Soldaini. Ieri la prima udienza davanti al primo collegio del Tribunale (presidente Mirani, a latere Frizilio e Fabbricatore). A sostenere l’accusa il pm Egidio Celano.
Il 64enne non può non ammettere di aver avuto rapporti con la donna, poco più che ventenne. Il Dna non gli ha dato margini per uscire dall’angolo di un contatto fisico non occasionale. Gli incontri sarebbero stati diversi. Le sostanze organiche che provano un rapporto sessuale con la giovane disabile appartengono all’imputato. Lo ha accertato la consulenza tecnica disposta dal gup Donato D’Auria ed effettuata dalla genetista forense Isabella Spinetti.
Un esito peritale che già in udienza preliminare era stato decisivo per decidere il rinvio a giudizio e che ora diventa la pietra angolare del processo. C’è la certezza scientifica che tra i due ci sia stato almeno un incontro consumato per intero. E anche se si tratta di due persone maggiorenni, le condizioni della donna mettono l’artigiano nella condizione di dover rispondere di un reato. Lei è una giovane con un deficit cognitivo importante che vive nello stesso paese dell’uomo. Un abuso doppio quello da cui deve difendersi l’uomo considerando quella che in gergo tecnico è considerata la minorata difesa di una persona che non è in grado di badare a sé. E che diventa un’aggravante nel momento in cui si consuma un reato. Per l’accusa quello che per età poteva essere il nonno della sua partner occasionale avrebbe approfittato della vulnerabilità della ragazza per abusarne in più occasioni.
Fino a quando non sono iniziate le indagini, la ragazza aveva un’autonomia nel muoversi che l’ha portata a trovarsi da sola in paese.
Quello spazio di libertà è diventata la sua debolezza e per l’uomo l’opportunità, secondo la Procura, di approfittarne. È stato accertato che la sua disabilità, che la rende senza filtri, non le consente di percepire rischi e pericoli. E quando l’uomo l’ha avvicinata consumando rapporti sessuali, nell’ipotesi su cui è arrivato il riscontro del Dna, lei non si è difesa. Non sapeva quello che le stava facendo. Non lo ha compreso in quel momento e neanche con piena cognizione dopo l’accaduto. È stata sentita dalla psichiatra e il video è agli atti. Ma non è in grado di testimoniare. Dopo l’ultimo incontro sessuale in paese c’è chi si è accorto di qualcosa di strano. Quella ragazza conosciuta per la sua diversità poteva essere diventata un giocattolo sessuale. Nel frattempo la giovane disabile ha trovato il suo porto sicuro in un centro specializzato. Chi, per l’accusa, l’ha usata e abusata è sotto processo. —
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