Il Tirreno

Pontedera

Stalking contro l’ex, condannato gestore di locali

Pietro Barghigiani
Stalking contro l’ex, condannato gestore di locali

La sentenza a Pisa: pena di 3 anni e 8 mesi. Assolto dall’accusa di violenza sessuale. Il pubblico ministero aveva chiesto 8 anni e mezzo

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PISA. Assolto per la violenza sessuale. Riconosciuto colpevole per la violenza privata e lo stalking nei confronti della ex. Alla fine l’imputato, gestore di locali in Valdera (omettiamo le generalità per tutelare la parte civile), è stato condannato a 3 anni e 8 mesi. Il pm Flavia Alemi aveva chiesto una pena di 8 anni e mezzo. Il collegio del Tribunale (presidente Mirani, a latere Frizilio e Poggi) ha disposto anche una provvisionale di 10mila euro in favore della parte civile rimandando al giudizio civile il resto del risarcimento del danno.. La lettura del dispositivo è arrivata nel pomeriggio dopo circa tre anni di udienze. I due protagonisti della storia, ambientata tra il 2013 e il 2014, erano presenti in aula con i rispettivi avvocati, Francesca Bellacchi e Alessandro Orselli per l’imputato e Monica Maccarone per l’ex compagna dell’uomo, conosciuto in Valdera per aver aperto e gestito diversi locali e ristoranti.

Le numerose testimonianze hanno fornito una rappresentazione dei fatti che per il Tribunale non state sufficienti a provare la violenza sessuale. Per lo stalking e la violenza privata, invece, i racconti dei testi hanno convinto i giudici.

Quando venne chiamato a testimoniare un maresciallo dell’aviazione, i toni furono drammatici. Sull’allora compagna dell’imputato, il militare disse: «La trovai in strada. Si sbracciava. Lì per lì non scesi subito, c’erano i miei figli in auto, li stavo accompagnando alla stazione. Poi aprii solo il finestrino. Lei era sconvolta, piangeva, ma sembrava lucida. Mi chiese aiuto. Scesi e vidi che aveva addosso solo un vestitino nero, e le calze strappate. Disse che lui l’aveva gettata dall’auto in corsa. Dopo aver chiamato i soccorsi arrivò quell’uomo. Mi minacciò, mi disse di andarmene sennò me la sarei vista brutta, e disse che aveva preso il numero di targa».

Lei cantante e ballerina, lo aveva conosciuto in una sala da ballo. Lui era dell’ambiente e l’unione, almeno all’inizio, aveva avuto un senso compiuto per entrambi. Poi la trasformazione. Le ossessioni che diventano liti. In una delle prime udienze la donna raccontò un episodio diventato il simbolo di un rapporto ormai deragliato: «Una volta litigammo, era geloso e imbestialito. Mi fece percorrere il sentiero che portava alla cascina a piedi nudi, era pieno di ciottoli appuntiti, le pietre mi ferirono, caddi e mi rialzai. Una volta eravamo nel locale, sbagliai una operazione alla cassa. Diventò una furia, succedeva sempre quando beveva e si faceva di coca. Mi portò a forza nel piazzale e mi fece cadere trascinandomi sulla ghiaia». —

Pietro Barghigiani


 

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