Italia
Rapine ed estorsioni a una famiglia: chiesti 9 anni
Le vittime furono colpite da due imputati per non aver restituito i soldi a una coppia di Montopoli che ha patteggiato e ora si trova in carcere
MONTOPOLI. Nove anni di carcere. È questa la richiesta avanzata dal sostituto procuratore Antonio Mariotti nel processo che vede imputati Teofilo Garcia Escano (35 anni) e Josè Antonio Peguero Quezada (32 anni). Ieri al tribunale di Lucca, di fronte al collegio giudicante formato dai magistrati Nadia Genovese, Alessandro Dal Torrione e Felicia Barbieri, il pubblico ministero ha concluso la sua requisitoria con la richiesta di nove anni di condanna ciascuno per i due dominicani ora rinchiusi nel carcere della città di Savona, dove sono residenti. Secondo l’accusa sono stati gli esecutori materiali di una serie di reati commessi ai danni di una famiglia di Capannori che nel giro di tre mesi ha subito due estorsioni (una riuscita e una tentata) e due rapine aggravate. Il tutto è avvenuto a metà del 2016.
Operazione S. Domingo
La famiglia era finita nel mirino della gang perché non aveva restituito del denaro ricevuto in prestito da Andrea Meucci, 49 anni e da Francesca Nervo, 48 anni, infermiera in una cooperativa, entrambi di Montopoli. Secondo le indagini condotte su delega della procura dai militari del nucleo investigativo del capitano Paolo Floris e del maggiore Dario Anfuso, nell’ambito della “Operazione Santo Domingo”, la coppia avrebbe assoldato Escano e Peguero Quezada (più un terzo dominicano che ha già patteggiato) per commettere le rapine e le estorsioni ai danni della famiglia di Capannori, conosciuta da Meucci durante un soggiorno nello Stato caraibico. Il terzetto dominicano doveva agire senza tanti scrupoli per lasciare il segno e terrorizzare i coniugi capannoresi – lui muratore, lei estetista – davanti ai figli minori. E riprendersi, con gli interessi maturati, quel denaro che era stato prestato. Soldi che la coppia non era stata in grado di dare indietro se non sotto la minaccia di una pistola, di una mazza o di una bottiglia contenente liquido infiammabile. Queste le armi usate dai dominicani durante i violenti blitz a casa del muratore, per costringerlo a restituire il denaro. Il tutto condito da minacce e botte sotto gli occhi increduli della moglie e dei figli minori dell’uomo. Sedicimila euro, tra contanti e monili, l’ammontare del denaro che il braccio armato caraibico avrebbe poi riportato alla coppia di Montopoli Valdarno. Un incubo finito solo quando la famiglia si è decisa a denunciare i fatti ai carabinieri. Le indicazioni fornite dalle vittime (descrizione dei rapinatori, auto usata per la fuga) e le attività tecniche, hanno consentito agli inquirenti di individuare esecutori e mandanti delle rapine.
I mandanti
Nel maggio dello scorso anno Meucci e Nervo hanno patteggiato davanti al collegio del tribunale di Lucca una pena a 2 anni e 2 mesi di reclusione con 600 euro di multa. Entrambi sono rinchiusi in carcere. Per Escano e Peguero Quezada, attualmente in prigione a Savona, il collegio giudicante si pronuncerà il 19 settembre. —
G.P.
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