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Condannate anche le educatrici coinvolte nel “sistema Romei”
La rabbia a il dolore di una delle imputate alla lettura della sentenza «È un ingiustizia». Le operatrici ritengono di essere state usare dal funzionario
CASCINA. «È un ingiustizia». Carla Morescalchi, 58 anni, è scoppiata in un pianto amaro, alla lettura del dispositivo della sentenza nel processo parallelo a quello di Alberto Romei, dipendente del comune di Cascina, condannato per peculato. «È un’ingiustizia, noi non abbiamo preso quei soldi», sono state le sue parole, prima di lasciare l’aula del tribunale. Le educatrici Chiara Novi, 41 anni, di Cascina e Carla Morescalchi, originaria di Viareggio e residente a Cascina, sono state ritenute colpevoli del reato di peculato in concorso, con Romei, il 53enne, già giudicato in primo grado, con rito abbreviato. Il collegio penale (presidente Dani, a latere Iadaresta e Grieco) ha indicato in 60 giorni il tempo per depositare le motivazioni della sentenza. Le due imputate sono state condannate a risarcire il Comune di Cascina, che si era costituito parte civile, con una provvisionale immediatamente esecutiva di 25mila euro ciascuna, in attesa che il danno venga quantificato il sede civile.
Novi e Morescalchi, 57 anni, assistita dall’avvocato Rolando Rossi, legale rappresentante dell’associazione cascinese Telefono Tata sono accusate anche di truffa, oltre al peculato in concorso sempre con Romei. Novi è responsabile dell’associazione Trilly. Entrambe, secondo l’accusa sostenuta dal pm Giovanni Porpora, si sono prestare a prelevare soldi ricevuti attraverso bonifici per vari servizi educativi per poi restituirli a Romei. Entrambe al processo hanno sostenuto di essere state raggirate da Romei che ha poi fatto sparire soldi pubblici che dovevano servire per attività di baby– sitter e assistenza ai bambini per lo svolgimento dei compiti oltre che per non meglio precisati progetti per disabili. Durante il dibattimento hanno più volte ribadito di essere state usate Romei che ha approfittato del fatto che tutti lo stimavano, forse anche perché è il fratello dell’ex assessore comunale e provinciale Anna Romei. E nessuno immaginava che non avesse i titoli richiesti per svolgere l’incarico che il Comune gli aveva affidato o che si stesse adoperando in vario modo per appropriarsi di soldi del Comune.
«Attendiamo di vedere le motivazioni della sentenza – ha detto l’avvocato Rolando Rossi – per valutare come fare ricorso in appello. Il collegio ha avuto sei mesi, dalla fine di gennaio, per decidere dall’ultima udienza. Non ci aspettavamo questa sentenza».
I soldi dalle casse del Comune sono spariti, circa 500mila euro (per gli anni presi in esame dalla Procura, cioè dal 2012 al 2017), e la responsabilità è stata attribuita al dipendente comunale e alle due educatrici.
Il primo a rendersi conto di operazioni “strane” condotte dall’ufficio che faceva riferimento alla gestione dei nidi e allo stesso Romei è stato il vicesindaco Dario Rollo. Quest’ultimo non aveva esitato a rivolgersi alla guardia di finanza per denunciare quello che fin dall’insediamento in Comune come assessore al bilancio aveva potuto accertare. Nessun amministratore in precedenza, anche se il “sistema Romei” come è stato definito, era in piedi da tempo, si era invece reso conto di quello succedeva all’interno degli uffici comunali. –
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