Italia
Tra i beni sequestrati ai Buonfiglio anche le quote del Ponsacco calcio
Le indagini della Finanza vanno avanti, oltre alla maxi frode in commercio le accuse riguardano autoriciclaggio e evasione
PONSACCO. L’inchiesta che ha portato in carcere i fratelli Giorgio e Walter Buonfiglio, quest’ultimo amministratore delegato del Ponsacco calcio, potrebbe avere presto nuovi sviluppi. Oltre a indagare sulla maxi frode in commercio nel settore dei prodotti biologici, la Finanza sta portando avanti indagini di carattere fiscale. Ai nove indagati, che pure hanno ruoli diversi nella vicenda, è stata contestata sì contraffazione del concentrato di succo di mela. Ma tra i reati di cui devono rispondere gli indagati c’è anche l’autoriciclaggio e l’evasione fiscale legata alle società che i fratelli Buonfiglio avevano aperto in Serbia. La “Perfect fruit”, in cui avveniva la produzione del succo adulterato, sarebbe stata usata anche per evadere le tasse in Italia. Solo di Iva dovuta non versata di parla di una somma vicina ai 100mila euro. Il presunto sodalizio criminale, che ruota intorno ai due fratelli, secondo l’accusa, ha prodotto documenti falsi per conferire al succo di mela la certificazione di prodotto biologico e di provenienza europea nonché per evadere le imposte. La fittizia localizzazione all’estero di società di fatto gestite dall’Italia, secondo la Procura, consentiva agli imprenditori di godere di un regime fiscale più vantaggioso, di aumentare i guadagni e la concorrenza “sleale” con altri produttori del settore. Così è ipotizzata anche la sussistenza del reato di autoriciclaggio commesso dagli indagati – è stato spiegato dalla Finanza – che hanno reinvestito i proventi delle vendite del succo non genuino in attività aziendali. Gli indagati sono 9, di cui 8 in Italia e uno in Serbia. È stato disposto anche il sequestro preventivo, di beni mobili ed immobili, nei confronti delle persone fisiche e giuridiche coinvolte nel traffico di falsi succhi di mela biologici per un valore di oltre 6 milioni e mezzo di euro. Il sequestro comprende, come è stato confermato da fonti investigative, anche le quote societarie del Ponsacco calcio.
Nel corso dell’operazione sono state sequestrate 1. 411 tonnellate di prodotto adulterato e falsamente designato «biologico» (succhi, confetture e conserve alimentari) per un valore di € 4. 848. 000 euro. Ieri mattina, in carcere a Pisa, ci sono stati i primi interrogatori di garanzia per i fratelli di Ponsacco e due loro dipendenti.
In manette sono finiti i due fratelli Buonfiglio, quattro dipendenti dell’azienda “Italian Food” di San Miniato, Antonino Lovullo, Michele Giustiniani, Maria Policastro e Beatrice Caponi (quest’ultime sono in carcere a Sollicciano) con ruoli marginali rispetto ai datori di lavoro e ai collaboratori di questi ultimi. Arresti anche per Gerardo Luciano di Solofra, intestatario di una delle aziende satellite indagate, e Ciro Barba di Nocera Inferiore. È indagato in stato di libertà Alexander Ramovic, uomo di fiducia dei Buonfiglio in Serbia.
Gli accertamenti in corso riguardano la Bio Toscana, che era seguita da Gerardo Luciano, la Green Profit Tuscany legata a Ciro Barba e la Perfect fruit, e due società ritenute fantasma, la Bon fruit-Andros con sede in Croazia.
Il primo a ricevere la visita della Guardia di Finanza, nei mesi scorsi, è stato uno dei principali collaboratori dei Buonfiglio, l’imprenditore Ciro Barba. A questo imprenditore a Nocera, la scorsa primavera, è stato sequestrato un patrimonio, del valore di un milione e mezzo di euro.
L’ex assessore al Comune di Nocera Inferiore, è figlio di uno storico esponente della camorra dell’Agro nocerino-sarnese, morto nel 1994. Barba ha avuto precedenti condanne anche per reati aggravati da finalità mafiose che poi sono stati dichiarati estinti per prescrizione.
La rete complessa di rapporti tra la Campania e la Toscana è ora sotto la lente di ingrandimento degli investigatori. La Procura di Pisa colloca i due fratelli pisani, al vertice di un’associazione a delinquere che poteva contare sulla collaborazione attiva dei propri dipendenti e altri soggetti esteri compiacenti, aderendo ciascuno ad un ruolo specifico nell’intera filiera della frode.
«L’organizzazione criminale si articolava su diversi livelli gerarchici con il diretto intervento di soggetti prestanome in territorio nazionale ed estero, grazie ai quali i due fratelli imprenditori pisani fino a novembre 2018 –hanno potuto ristrutturare la propria condizione imprenditoriale», è stato spiegato dalla Procura.
Il lavoro degli ispettori del Dipartimento antifrode del Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo e dai militari del Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza di Pisa va avanti.
Oggi pomeriggio, da quanto si è appreso, il pm Giovanni Porpora interrogherà in carcere Michele Giustiniani, uno dei dipendenti dell’Italian Food, assistito dall’avvocato Fabrizio Bartelloni. Già ieri nell’interrogatorio di garanzia Giustiniani si è difeso, spiegando quello che era il suo ruolo nell’azienda. –
Sabrina Chiellini
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