Il Tirreno

Pontedera

in tribunale 

Picchiata e segregata dal marito violento

S. C.
Picchiata e segregata dal marito violento

In aula il racconto choc delle donna costretta a subire ogni tipo di maltrattamenti Chiesta la condanna a sette anni per l’uomo che l’aveva ridotta a un oggetto 

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PONTEDERA. Tornava a casa dopo che aveva sperperato i soldi ai videogiochi e sfogava la sua frustrazione sulla moglie. Una storia di violenze e maltrattamenti ricostruita in tribunale davanti al collegio penale (presidente Dani, a latere Iadaresta e Grieco). Il dramma raccontato dalla donna che ha subito le violenze e che ha trovato il coraggio di denunciare un uomo che al momento non risulta reperibile. A giudizio con gravi accuse, che vanno dalla violenza sessuale ai maltrattamenti, è finito un marocchino di 45 anni, che era residente con la moglie in provincia di Pisa all’epoca dei fatti a lui contestati, cioè dal 2008 al 2010. Un processo che ha stentato a decollare in quanto nel frattempo l’imputato non era rintracciabile. Ieri mattina la donna, anche lei di origini straniere, dopo avere testimoniato, con grande disagio e con le difficoltà di chi ancora non conosce bene la lingua italiana, ha ripercorso alcuni momenti della vicenda. Alla fine della sua requisitoria il pm, dottoressa Flavia Alemi, ha chiesto per l’imputato la condanna a sette anni di reclusione.

Una storia tormentata, che ha un precedente da cui l’uomo era uscito inspiegabilmente, tenuto conto della sua grave condotta, con una condanna a soli tre mesi. «Siamo in presenza di un marito che tornava a casa nervoso dopo avere perso i soldi allo slot – ha detto il pm – e che sfogava la sua frustrazione picchiando la moglie». Un ritratto, quello tracciato dall’accusa, da cui oltre alla violenza emerge una cultura che considera la donna come un oggetto. «La aggrediva, non la faceva uscire di casa e quando lei chiedeva i soldi la picchiava». Non potendo uscire di casa, la moglie era costretta a chiedere al marito di pensare alla spesa e al mantenimento della famiglia. L’uomo, secondo le accuse, teneva la moglie in una condizione di isolamento tale da fare quasi pensare al reato di sequestro di persona. «Le veniva tolto il telefono, lei poteva parlare con i familiari solo usando il telefono del marito» così che per lui sarebbe stato più facile controllare cosa la donna diceva.

Tanti gli episodi finiti al centro delle indagini. In un’occasione la donna, che non poteva uscire di casa, era riuscita a consegnare un biglietto ai vicini con cui aveva chiesto aiuto e aveva implorato di informare un suo parente. Quest’ultimo aveva chiamato i vigili del fuoco che avevano fatto scendere la donna dalla finestra. Così come più volte, secondo quanto emerso dalle indagini, l’imputato l’aveva costretta ad avere rapporti sessuali con lui, minacciandola. «L’aveva ridotta a mero oggetto del desiderio», ha aggiunto la dottoressa Alemi. Per tutti questi episodi che si sono protratti nel tempo senza che il marito violento, già denunciato in passato, avesse cambiato i suoi atteggiamenti o cercato di trattare in maniera civile la madre dei suoi figli, o avesse cercato di provvedere al mantenimento del bambini, l’accusa ha chiesto una pesante condanna.

Il processo è stato aggiornato a mercoledì della prossima settimana per dare la parola alla difesa e per la sentenza. –

S. C.

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