La protesta
Senzatetto uccisi, una coppia carbonizzata e quella classe di 15 anni fa che viene sterminata
Romano De Marco e Marilù Oliva presentano rispettivamente “Nero a Milano” e “Musica sull’abisso”
tandem in giallo
Riuscire a legare la tensione narrativa spiccatamente thriller, quella che porta al batticuore e al piede che martella nervoso sul pavimento, con la profondità e la concretezza dei problemi quotidiani, quelli che colpiscono forte, pesanti perché reali. Questo è il punto di forza e caratteristica notevole del noir italiano: se si mischia sapientemente l’astrazione dell’intrattenimento giallo con l’ingombrante e severa complessità del reale, il risultato è un’opera di valore, che concede al lettore il lusso di divertirsi e lasciarsi avvincere mentre si istilla il dubbio e la riflessione sui problemi della realtà. Da questo notevole legame sono unite le ultime due opere di Romano De Marco e Marilù Oliva, che presenteranno in prima persona domani sera alle “Conversazioni” all’anfiteatro Fonte Mazzola di Peccioli.
“Nero a Milano” (Piemme) di De Marco e “Musica sull’abisso” di Oliva (HarperCollins Italia) affrontano campi della vita diversi, ma in entrambi, incastrati tra le righe avvincenti e tese della letteratura criminale, si trovano sia problemi più intimi e personali, sia tematiche pubbliche e sociali. «Intratteniamo, sì, ma raccontiamo anche la società, i suoi problemi e le sue tematiche», conferma De Marco. Nel suo nuovo libro la realtà - dura - si rincorre col thriller in un intreccio di temi e problemi degni di uno studio sociologico. Del resto le due storie parallele che compongono il romanzo si dipanano attraverso difficoltà vere e verosimili: un giovane figlio di una famiglia dell’alta borghesia milanese con un disagio psicologico decide di rifiutare la normalità che gli viene imposta dal suo contesto di provenienza e fugge per vivere insieme ai clochard di Milano. Un serial killer inizia però a uccidere proprio i senzatetto, spingendo la madre del ragazzo a ingaggiare un investigatore privato, Marco Tanzi, che per trovare il ragazzo si cimenterà in una lotta contro il tempo. Nel frattempo, in periferia, l’ispettore Luca Betti, fortemente colpito dalla recente separazione e dal difficile rapporto con la figlia, è alle prese con un caso controverso: una coppia viene trovata carbonizzata in una villetta, e l’ispettore ipotizza un legame con due recenti suicidi che, scontrandosi con i superiori, ritiene nascondano di più. I due investigatori sono personaggi ricorrenti nelle opere di De Marco, amici ed ex colleghi: le loro storie da parallele diventano convergenti e pongono i due amici di fronte a gravi scelte. Il peso dei problemi che queste storie portano con sé sono ben noti a De Marco. Sia che siano esperienze vissute in prima persona, sia che siano frutto di studio attento, l’autore è consapevole della portata di ciò che scrive: «Chi scrive ha l’obbligo di essere credibile, mi sono documentato sugli argomenti che ho trattato. Per quanto riguarda la difficile situazione dei clochard milanesi, nel romanzo sono raccontate storie vere che ho personalmente raccolto dalle associazioni che lavorano direttamente sul campo».
De Marco probabilmente accennerà anche al suo prossimo romanzo: uscirà nel 2020 e sarà ambientato proprio a Peccioli, «un paese da cui mi sono sentito accolto sin da subito».
In “Musica sull’abisso” Marilù Oliva invece parla di scuola: intanto perché la sua vicenda nasce in una scuola. L’ispettrice di polizia Micol Medici, già apparsa in “Le spose sepolte” e adesso trasferita a Bologna, scopre un inquietante collegamento tra morti apparentemente diverse: anno dopo anno, ogni 21 febbraio, stanno morendo gli studenti che quindici anni prima avevano frequentato la stessa classe al liceo Cicerone, storica scuola prediletta dall’alta gioventù bolognese. Ancora più sconvolgente è il fatto che una canzone scritta da loro l’anno della maturità sembra preannunciare come sarebbe morta ciascuna vittima. Le indagini si svolgono con difficoltà, in primis a causa della fisiologica complessità del collegare numerosi morti lontane nel tempo e interfacciarsi con sopravvissuti e parenti. Ma anche la vita privata della protagonista è turbolenta: tra una madre particolarmente invadente e una relazione che sembra perfetta per poi dimostrarsi ben diversa, si incastona uno strano susseguirsi di sogni che paiono rivelatori, turbando la razionale ispettrice. Accanto alla risoluzione di un mistero così inquietante, Marilù Oliva in “Musica sull’abisso” racconta la scuola: da professoressa non racconta tanto il contesto odierno, quanto la scuola che ha toccato con mano da studentessa, «dove c’era ancora qualche residuo gentiliano e i professori assegnavano i voti in base a criteri di ceto». Oliva parla di «demolire la scuola gentiliana, classista, che aiuta i privilegiati». Ma adesso che questo modello è, fortunatamente, superato, perché parlarne? «Perché oggi esistono altre forme di privilegi, sistemi di clientelismo e favoritismo non lampante ed esplicito». E quindi la cultura non è fine a se stessa, ma è cultura come democrazia, cioè un sistema in cui vengono date a tutti le stesse possibilità. Cultura intesa come condivisione e solidarietà, e non cultura autoreferenziale. —
Federico Baldelli
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