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Diritti in Comune al lavoro per la rinascita del festival Marea dopo due anni di stop

Marco Sabia
Diritti in Comune al lavoro per la rinascita del festival Marea dopo due anni di stop

La proposta dell’associazione: «Vogliamo coinvolgere le istituzioni, le contrade e i tanti giovani della città»

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FUCECCHIO. Il progetto è di quelli indubbiamente ambiziosi: “resuscitare” Marea, lo storico festival musicale che per 20 anni aveva animato le serate estive in Buca del Palio. Il festival non si svolge ormai da due anni, dopo alcune edizioni in sordina. La manifestazione si è spenta piano piano e dal 2018 in Buca non c’è stato alcun concerto. Ma l’associazione Diritti in Comune vorrebbe riscoprire le potenzialità di un format che – negli anni – ha portato a Fucecchio artisti di livello internazionale.

Un’avventura iniziata nel 1995 e terminata 23 anni dopo, almeno per ora. Perché l’associazione politica Diritti in Comune vorrebbe riproporre Marea dal 2020, appellandosi alle realtà sociali locali, al mondo della scuola, alle contrade e all’amministrazione: «C’è bisogno di un format del genere per i nostri ragazzi – spiega Manuele Vannucci – E sarebbe bello coinvolgerli direttamente nell’organizzazione, perché Marea è soprattutto per loro. Non si tratta di una rievocazione per quarantenni nostalgici, ma di un format che ha avuto successo e che ha bisogno di essere adattato ai gusti e ai temi di oggi».

E - per fare questo - è necessario aprirsi. «Il primo passo sarà buttare giù un progetto – continua Vannucci – da sottoporre alle scuole superiori. Magari partecipare a Marea potrebbe diventare un progetto di alternanza scuola-lavoro o comunque in grado di fornire crediti agli studenti. Il segreto per una continuità è avere un ricambio che non si ferma, perché non possono essere sempre gli stessi a mandare avanti il tutto».

Ma come dovrebbe essere la “nuova” Marea? A spiegarlo è Francesco Catastini, anch’egli appartenente dell’associazione: «È un peccato aver buttato 20 anni di una manifestazione di successo. Le potenzialità ci sono per un bel progetto culturale. Fondamentale sarà il coinvolgimento di tutti, non si tratta di un qualcosa in contrapposizione all’esistente. Anche le contrade potrebbero avere un ruolo, perché già svolgono un’importante funzione sociale. Potremmo far durare Marea 12 giorni, come il numero delle nostre contrade».

Molto dipenderà - in tempi di vacche magre - dal reperimento dei fondi. «Le vie – continua Catastini – sono fondamentalmente tre. Un contributo delle istituzioni, uno sponsor o i finanziamenti europei. In passato c’era un insieme di fondi regionali, europei, sponsor e fondazioni. Servirà, comunque, un asse di collaborazione con la giunta comunale e con l’assessore alla cultura».

Il primo successo sarebbe ricreare un comitato stabile, che dia delle certezze a livello organizzativo; poi reperire i fondi, che comunque avranno un peso, soprattutto sulle scelte musicali. Ogni edizione ha avuto più o meno un ospite importante a livello artistico: «Potremmo – aggiunge Vannucci – coinvolgere i musicisti non solo per la parte musicale ma magari farli stare insieme ai loro fan, in dei momenti distinti della serata».

Nel 1999 Le Vibrazioni - gruppo poi diventato di grande successo - salirono sul palco di Marea senza avere ancora un nome della band, per sostituire una band assente. Francesco Sarcina e soci scelsero il nome del gruppo e poi spiccarono il volo negli anni successivi. E per “l’addormentata” Marea servirebbe una vibrazione, anzi una bella scossa. —

Marco Sabia

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