Il Tirreno

Pontedera

il processo 

Aggredita nel parco, condanna confermata in appello

Paolo Nencioni

Dieci anni ad Alessio Martini Il difensore contro la parte civile: «Volevano i soldi subito, ma come fa un detenuto  a chiedere un finanziamento?»

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firenze. La corte d’appello di Firenze ha confermato la condanna a dieci anni di reclusione per Alessio Martini, il giovane, oggi ventiduenne, che aggredì una ragazza fucecchiese di 17 anni nel parco dell’Ambrogiana, a Montelupo, nell’ottobre del 2017. Martini, presente in aula, era accusato di tentato omicidio e rapina.

Secondo quanto ricostruito, quella notte il giovane aggredì la ragazza, che non conosceva, per derubarla del telefono cellulare per poi rivenderlo a uno spacciatore in cambio di droga (ma in realtà lo abbandonò nel parco e poi lo fece ritrovare agli inquirenti). Alla sua identificazione la polizia giunse tramite alcuni frame di telecamere della zona, che inquadrarono Martini in bicicletta, ed ebbe la conferma della sua azione tramite il dna ricavato sugli indumenti della vittima. La ragazza, aggredita alle spalle, tramortita con un martelletto, venne trascinata per diversi metri e nascosta tra le piante.

All’ultima udienza, lo scorso 9 maggio, tramite il suo avvocato difensore Manuela Montagni, chiese un breve rinvio per trovare un accordo con la parte civile, rappresentata dall’avvocato Gabrio Bagnoli, sul risarcimento (c’è una provvisionale di 20.000 euro), ma l’accordo non è stato trovato.

«La parte civile - spiega l’avvocato Montagni - ha insistito perché Martini chiedesse un finanziamento. In pratica volevano i soldi subito. Ma come fa un detenuto a chiedere un finanziamento, nelle sue condizioni? Questo ragazzo non ha niente, proponeva di versare cento euro al mese, la paga che gli danno a Sollicciano».

In realtà ci sarebbe stata anche un’altra strada, ma anche questa non è stata percorsa. «Siamo stati contattati dal garante dei diritti dei detenuti, Eros Cruccolini - osserva ancora l’avvocato Montagni - C’era la possibilità di accedere alla giustizia riparativa. In pratica la Regione versa 20.000 euro a fondo perduto, prendendoli dalla cassa ammende, a favore di chi si comporta bene. Ma anche su questo la parte civile ha detto di no. Eppure avrebbero avuto tutto l’interesse a dare il consenso, così Alessio avrebbe potuto versare almeno il risarcimento provvisionale. E invece niente».

I giudici d’appello hanno dunque confermato la condanna inflitta in primo grado col rito abbreviato. Anche stavolta non sono state concesse le attenuanti generiche. La difesa ci sperava, in considerazione del fatto che Alessio Martini è incensurato. «Ci avevamo insistito - conclude Manuela Montagni - perché le aveva chieste anche il pubblico ministero in primo grado, e anche per il comportamento processuale corretto del mio assistito». —

Paolo Nencioni

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