Gioco
La tradizione dei Cappelli fa cinquanta: «Quante notti a lavorare al forno....»
Pontedera. Benito ha ereditato l’attività dal padre Luciano: oggi gestisce due negozi in città insieme alla moglie e ai cognati. Esempio di commercio tra radici e futuro come "Pepe e Sale" in via Pisana, “La bottega dei signori” in corso Matteotti e Antonio Mariottini, barbiere andato in pensione dopo 70 anni di lavoro a Morrona
PONTEDERA. Una questione di famiglia. Da sempre. Dalla prima bottega sul Ponte Napoleonico all’apertura del punto vendita nel quartiere del Villaggio Piaggio. Se dici “pane”, a Pontedera, dici Cappelli. E se non sei più giovanissimo, sicuramente conosci Luciano Cappelli, e ricordi il suo forno a due passi da corso Matteotti. Una tradizione fatta di nottate al lavoro, profumi, sapori e invenzioni. . Oggi la tradizione la porta avanti il figlio di Luciano, Benito Cappelli. A lui l’onore di festeggiare 50 anni di “pane” della famiglia. Oggi il forno è in via Veneto - il trasloco dal Ponte Napoleonico avvenne nella prima metà degli anni Settanta - e dietro al bancone c’è Antonella Parente, la moglie di Benito.
Nella bottega del villaggio, invece - piccola e accogliente come le “vere” botteghe di una volta - c’è la sorella di Antonella, Donatella, insieme al marito Giovanni Matarra. «Ci siamo messi in società - racconta Benito - e proviamo a far funzionare al meglio le due attività. Anche se il mercato del pane è cambiato totalmente». In particolare, ad assestare un duro colpo al settore è stata l’impennata dei prezzi delle materie prime.
«La farina costa molto di più. Sono entrato a lavorare al forno con mio padre nel 1975, ero un ragazzino. Grazie al lavoro mi sono costruito una casa. Prima, lavorando sodo, si riuscivano a mettere da parte un bel po’ di soldi. Oggi - prosegue Cappelli - spesso capita di finire il mese in pareggio perfetto. Ma ormai questo è il nostro mondo, noi di lavoro facciamo il pane».
Già, il pane. Una presenza costante sulla tavola di ogni famiglia, che prende vita mentre tutti dormono, nel silenzio della notte. «Per anni ha lavorato di notte, bisogna esserci portati, altrimenti è durissima. Dormivo tutto il giorno, quando mi svegliavo era di nuovo ora di tornare a lavoro. Non ho mai digerito gli orari rovesciati», confessa Benito Cappelli.
E anche se non si direbbe, pure il panaio deve stare attento alle tendenze del momento. Altrimenti rischia di rimanere indietro. Una volta il pane più venduto era il classico pane “casereccio”, ma oggi i dati raccontano un’altra storia. «Stiamo vendendo moltissimo il pane a lievitazione naturale, ma anche la schiacciata prodotta con il solito criterio».
E pensare che tutto è nato da una sbirciata su Internet. «Una sera vidi in rete il metodo di produzione a lievitazione naturale, e lo sperimentai. I clienti hanno apprezzo molto - prosegue Cappelli - e ora è una delle varietà che vendiamo di più in assoluto».
Il ragazzino del 1975 oggi è un uomo grande e grosso con la barba bianca. Ma di fronte al forno ha sempre il solito sorriso. «Chi non fa questo lavoro, non può capire». —
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