Gioco
Un’altra asta flop per la maxi-tenuta Ora i liquidatori cambiano strategia
La soglia minima era di 4,4 milioni ma la vendita va deserta Esclusi però ulteriori ribassi per l’azienda agricola
PALAIA. Niente da fare. Un’altra asta deserta. Anche il quarto tentativo (nell’arco di un anno mezzo) di vendere l’azienda agricola San Gervasio, è fallito. Sul tavolo del liquidatore Samuele Bracaloni non è arrivata nessuna offerta, nonostante la soglie minima fosse scesa a poco meno di 4,4 milioni di euro, rispetto agli 11,4 del gennaio 2018 per una struttura di eccellenza, appartenente alla famiglia Tommasini, storica dinastia attiva nel settore dell’edilizia.
C’è un concordato preventivo e la proprietà è costretta a vendere per problemi legati a investimenti del passato – che si sono rivelati problematici – in altri settori. La vendita senza incanto era prevista per oggi nello studio del coadiutore giudiziario, Daniela Orlandini, a Ponsacco. Ma il termine per la presentazione delle offerte era fissato a mezzogiorno di ieri e non c’è nessuna busta da aprire.
Le voci che erano circolate con insistenza nelle ultime settimane facevano pensare a un epilogo positivo ed effettivamente qualcuno che ha mostrato interesse per il complesso nel comune di Palaia c’è stato. Ma alla visita e alla richiesta di ulteriori informazioni non ha fatto seguito un’offerta per la tenuta che si trova in via dei Cipressi ed è composta da una cappella gentilizia, diciassette appartamenti, un magazzino, un laboratorio, un negozio, due fabbricati agricoli e un ufficio, oltre ad arredi, attrezzature agricole e cantina dotata di impianto di imbottigliamento.
Fanno parte della vendita anche immobili in viale della Pieve (quattro appartamenti e un annesso agricolo), un fabbricato agricolo a podere Valdipulia, un’unità collabente, cioè particolarmente degradata, in podere La Torre. In più, particelle di terreno a San Gervasio che comprendono vaste estensioni di bosco, vigneti e campi seminativi, oltre a frutteti e pascoli.
Dalla descrizione si capisce l’importanza di questa azienda agricola (gestita attualmente dall’imprenditore Luca Tommasini) che sorge in un borgo storico. Molte strutture, infatti, risalgono al XVI secolo, mentre sparsi per il paese ci sono immobili caratteristici. E poi due piscine e altrettanti ristoranti per un turismo di élite in una delle zone della Valdera più belle e incontaminate. Ventidue gli ettari dove vengono prodotte varie tipologie di vini, sui cui sono stati fatti investimenti di recente per elevarne la qualità.
Dopo il flop della quarta asta senza incanto, la strategia di vendita da parte dei liquidatori è destinata a cambiare, anche per non far precipitare ulteriormente il prezzo (addirittura a 3,5 milioni circa) con un ulteriore ribasso del 20%.
Più probabile che – anche alla luce delle manifestazioni d’interesse registrate in questi mesi – la vendita venga temporaneamente “congelata” in attesa di eventuali offerte “cauzionate” (con un deposito pari almeno al 10%).
Sicuramente non si arriverà a una cessione diretta tramite trattativa privata: l’eventuale offerta per rilevare il borgo verrebbe utilizzata come cifra base per una procedura competitiva. —
Francesco Turchi
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