Il Tirreno

Pontedera

Altini conquista il centro e parte di Ponte a Egola ma non basta

Nilo Di Modica
Altini conquista il centro e parte di Ponte a Egola ma non basta

Nell’analisi del voto Giglioli tiene nelle roccaforti di sinistra Il peso sull’esito delle urne dell’elettorato di CambiaMenti

3 MINUTI DI LETTURA







L’applauso di accompagnamento iniziale, nella concitata notte della maratona elettorale alla Casa Culturale di domenica sera, aveva accompagnato i risultati della primissima sezione a finire lo scrutinio: Corazzano e quello schiacciate 66,9% che dava all’ancora candidato Simone Giglioli ottime speranze.

Subito dopo, un’altra frazione che al primo turno proprio amica non era stata: La Serra, cinquantanove per cento. Nella notte della tesa vittoria del Pd e dei suoi alleati sono state fin da subito le frazioni le vere protagoniste. Frazioni alleate del neo sindaco e che già l’indomani dalla notte dei brindisi sono spulciate e passate al vaglio da vecchi e nuovi militati per capire cosa si muove sotto la cenere; soprattutto nei meandri di quell’elettorato ad ovest del comune in cui alcune roccaforti storiche (e produttive) danno cenni di sofferenza.

È un piccolo caso a sinistra la sezione 12 di Ponte a Egola in cui il candidato del centrodestra Michele Altini ha strappato al suo avversario il 52,4%. Come il 53,8% della sezione 20, San Donato, o quel sostanziale pareggio segnato nel seggio di Stibbio e San Romano, la 18. “Casi interessanti”, se così possiamo chiamarli, molto più dei numeri di Altini nel centro storico, con la doppietta di vittorie nei seggi 2 e 3, che in realtà non sorprende i sanminiatesi più avvezzi alle analisi e ad una destra che sotto la Rocca ha sempre fatto il suo, dal dopoguerra ad oggi (tranne che in località “Le Colline”, dove forse non a caso ancora oggi c’è l’unica casa del popolo “alta” del comune).

Come se il primo messaggio severo in direzione del nuovo sindaco fosse venuto da quella parte di territorio che, forse più fragile, vive quotidianamente i problemi tipici di chi vive al confine in cui centri di aggregazione latitano.

Ma dove ci sono frazioni coese, i risultati per i democratici arrivano. Come per esempio a Ponte a Elsa, che ha prodotto per il neo sindaco un 69,7%, figlio forse dell’influenza empolese. Oppure il risultato che può essere definito senza dubbio “strabiliante”, il 71% proveniente dalla “casa del Giglioli”, Balconevisi. Solidi fortini San Miniato Basso e Cigoli.

In tutto questo, poi, è doverosa una riflessione tutta dedicata alle liste “terze”. Se quelle alleate del centrosinistra aumentano enormemente il loro peso, con un guadagno in voti assoluti soprattutto per i “Riformisti per San Miniato”, che in tempi di affluenze basse è oro colato, un discorso a parte va fatto per CambiaMenti.

Se l’intento di Manola Guazzini era quello di strutturare una forza genuinamente civica, ha colpito nel segno. Da un breve sorvolo dei risultati nei seggi, pare quantomeno ipotizzabile come in quel ventidue per cento, conquistato al primo turno dal Comitato, ci fosse probabilmente gran parte del voto grillino, parte del voto della sinistra radicale ed un pezzo importante di elettori di centrosinistra, che hanno premiato la lista civica al primo turno (La Serra e Corazzano) e poi sono tornati all’ovile.

Ma questo non basta a spiegare i casi di località importanti del comune, San Donato e, in parte, di Ponte a Egola, dove CambiaMenti ha preso probabilmente voti in prestito a destra e li ha restituiti due settimane dopo, risultando autorevole voce critica di chi la continuità rappresentata orgogliosamente da Giglioli proprio non la butta giù.

L’anima contesa di quella zona grigia dovrà essere nei pensieri di tutte le forze politiche, nessuno escluso. —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa