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spacciatore in manette 

Latitante da 7 anni finisce in trappola a Fucecchio

Marco Sabia
Latitante da 7 anni finisce in trappola a Fucecchio

Era sfuggito al carcere grazie a documenti falsi, ma stavolta un carabiniere si insospettisce e lo incastra grazie alle impronte

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FUCECCHIO. Ha vissuto da latitante per sette anni, utilizzando permesso di soggiorno e passaporto falsi. Però, grazie all’occhio attento di un carabiniere fucecchiese, i suoi piani sono andati in fumo e per lui si sono aperte le porte del carcere fiorentino di Sollicciano.

Protagonista un marocchino di trentasei anni, beccato nelle scorse ore dai carabinieri fucecchiesi in zona Botteghe. Qui i militari, non avendolo mai visto, hanno deciso di procedere ad un controllo dei documenti in suo possesso: il permesso di soggiorno era contraffatto, mancando di quelle caratteristiche che ne individuano l’unicità.

I permessi di soggiorno moderni, infatti, contengono alcuni effetti fluorescenti, difficilmente replicabili (un po’ come le banconote) per evitare falsificazioni o contraffazioni; inoltre il permesso di soggiorno conteneva anche errori di scrittura, che hanno fatto insospettire ancor di più i carabinieri. I quali hanno poi visionato il passaporto, dove nome e foto non corrispondevano a chi lo possedeva (la foto esibita sul passaporto era stata incollata in maniera posticcia sopra ad un’altra).

Così facendo il latitante 36enne, che era stato condannato nel 2012 dal tribunale di Lucca a due anni e undici mesi per spaccio di sostanze stupefacenti e resistenza a pubblico ufficiale, è riuscito fino a poche ore fa a farla franca.

I fatti – commessi nella provincia lucchese – risalgono al 2009 e l’ordine di carcerazione al 2012, quindi 7 anni fa.

Per tutto questo tempo l’uomo – grazie anche a questi documenti falsi – era riuscito ad evitare di finire dove era destinato, cioè dietro le sbarre. Ma oltre al danno – per lui – va profilandosi anche la beffa, visto che ora sarà aperto nei suoi confronti un nuovo procedimento penale per il possesso dei documenti falsi. I militari fucecchiesi sono riusciti a smascherarlo grazie alla procedura del foto segnalamento, che ha permesso di scoprire le vere generalità dell’uomo e di conseguenza di appurare che doveva scontare in carcere una pena residua di 2 anni e 11 mesi.

Inserendo dati oggettivi come quelli delle impronte digitali è infatti possibile ricondurre un volto al suo vero nome. E a quel punto il castello di carte cade, la latitanza finisce e si spalancano le porte del carcere. —

Marco Sabia

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