Il dolore
Che bello! Meno hashtag e più fischi e abbaioni
Il rapporto tra politica e cittadini cambia alla velocità della luce. È ormai frequente che gli organi d’informazione facciano riferimento ad un post pubblicato su qualche social network da politici o loro influencer. I commenti vengono dati in pasto al web in tempo reale, basta un hashtag per far prendere al dibattito la direzione che si vuole. Il cittadino-utente prende la parola quando vuole, i politici interagiscono direttamente col pubblico. Una “danza” di dichiarazioni, slogan, repliche e rilanci che molto spesso finisce per cadere prigioniera di un labirinto fatto di offese, diffamazioni e falsità. Qualcuno ha definito il fenomeno “disintermediazione”, ossia la rimozione della figura dell’intermediario, in questo caso il giornalista.
Com’erano belli - si diceva fino a poco tempo fa - i tempi in cui si usciva fuori di casa, si abbassava la soneria del cellulare, ci si metteva comodi in poltrona in un circolo o in un teatro e si ascoltava quello che avevano da dirci coloro che si ripromettevano di governarci, magari stimolati ad uscire maggiormente allo scoperto da un giornalista. Al limite ci poteva scappare un abbaione, un fischio, un applauso più lungo del solito o un “Bravo!!!” urlato a squarciagola. Ma era il sale della democrazia, della capacità di confronto.
Quel sale, oggi, è andato disperso? No, tutt’altro. Era stato solo riposto momentaneamente nella dispensa. I cittadini lo hanno tirato nuovamente fuori, sollecitati a farlo, in questo caso, da Il Tirreno. Perché limitarsi a conoscere i candidati a guidare la propria città attraverso il filtro dei video postati su Facebook? Perché non andare a vederli, a conoscerli di persona? A studiarne la mimica facciale di fronte alla domanda un po’ scomoda di un rappresentante dell’informazione? A rilevarne direttamente i pregi e i difetti in occasione di sani e serrati contraddittori privi di tutti quei paraventi che ci mettono continuamente a disposizione computer e cellulari?
Tutto questo ha un nome e si chiama democrazia partecipata. È una gran bella cosa ed è ancora più bello vederla trionfare com’è avvenuto in quest’ultima settimana in Valdera e nel Valdarno. Ci scuseranno i vari contendenti (i vari Franconi e Bagnoli a Pontedera, Brogi e D’Anniballe a Ponsacco, Giglioli e Altini a San Miniato), ma domani sera, alla chiusura delle urne, i vincitori saranno solo ed esclusivamente i cittadini. Che hanno recuperato passione e si sono riconciliati con la politica della porta accanto, pensando giustamente di fornire un proprio prezioso contributo. Ecco spiegati i pienoni di pubblico registrati ai duelli per i ballottaggi organizzati da Il Tirreno. Quelle folle che hanno riempito il teatro Era, Villa Sonnino e il teatro Odeon sono le concrete promesse per un futuro più interessato e condiviso. —
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