Il Tirreno

Pontedera

L’assemblea non risolve il giallo dei barrocci: «Centi ha mentito, ma non lo denunceremo»

Giacomo Pelfer
L’assemblea non risolve il giallo dei barrocci: «Centi ha mentito, ma non lo denunceremo»

Nell’incontro pubblico i paesani incalzano i membri dell’associazione: «Come avete fatto a non insospettirvi?». La difesa: «Siamo stati ingenui» 

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palio “fantasma”

Quel che è certo è che nessuno, neppure all’interno dell’Associazione Barrocciai, sembra più disposto a credere al racconto di Francesco Centi, alla storia del falso vigile e a quella del misterioso capannone. Per tutti, a Capanne, i barrocci non ci sono e non sono mai esistiti. Ciononostante l’Associazione non ha alcuna intenzione di sporgere denuncia contro il suo ex consigliere.

«La priorità è fare il Palio» dicono, ma per riuscirci c’è da trovare i barrocci. Eppure, a distanza di due anni dal primo incontro per far nascere la manifestazione, la ricerca degli antichi carri sembra ancora in alto mare, tanto da rendere impossibile ogni ipotesi temporale per recuperare il Palio da qui alla fine dell’anno. Il tutto mentre aleggiano sullo sfondo i tanti perché di una storia surreale e fuori da ogni logica. Tanti perché che i cittadini di Capanne hanno lanciato martedì sera nell’incontro voluto e organizzato dall’Associazione barrocciai all’intero del teatro parrocchiale.

In prima fila sul palco il presidente Roberto Remorini, rimasto in silenzio per tutta la sera, mentre alle sue spalle sono stati i giovani dell’associazione a rimpallarsi il microfono di fronte alle domande incalzanti di un pubblico curioso e spesso nervoso, a tratti divertito, ma soprattutto incredulo. «Siamo stati ingenui – è stato l’esordio di uno di loro –. Abbiamo sbagliato a fidarci di una persona che comunque, fino al giorno del Palio, aveva portato a termine tutti i compiti che gli erano stati affidati. Da qui è nato il nostro errore: c’è stata ingenuità ed inesperienza». Eppure, sembra impossibile che nei mesi e nelle settimane precedenti nessuno si fosse preoccupato di sapere se i barrocci c’erano e di andarli a vedere, anche per capire come portarli a Capanne il giorno della corsa. Un po’ come se a Siena (con le dovute differenze) nessuno si preoccupasse di portare i cavalli in piazza del Campo.

«Nel regolamento della manifestazione – ricorda Federica Micheli, tornata nell’Associazione dopo una discussione a pochi giorni dal Palio – era previsto che i ragazzi delle contrade facessero anche delle prove con i barrocci». «Non solo – ricorda una donna dal pubblico – il sabato della vigilia doveva esserci la benedizione ma all’ultimo è saltata. Possibile che non vi sia venuto qualche dubbio?».

«Quando chiedevamo dei barrocci le risposte di Centi erano sempre evasive – racconta una ragazza dell’associazione –: prima li stava montando, poi li stava dipingendo, infine il sabato della vigilia ci disse che un vigile l’aveva chiamato dicendo che la corsa non era in sicurezza. Lui comunque ci rassicurò, affermando che li avrebbe portati in paese all’ultimo momento». Impossibile, tuttavia, avere una versione e una motivazione dallo stesso Centi: «Lo abbiamo chiamato ma non è venuto» dicono i Barrocciai, prendendo le distanze dal loro ex consigliere ma senza voler percorrere le vie legali: «Per ora abbiamo deciso di non sporgere denuncia – spiega Sara Matteoli – perché Centi sta già rispondendo di quello che è successo con i carabinieri. La nostra priorità è fare il Palio». Da qui la richiesta del pubblico per una maggiore trasparenza, mentre qualcuno chiede al paese di sostenere i ragazzi: «È vero, hanno fatto una bischerata – dice una donna – ma perché tutta la gente che scrive sui social non si impegna da adesso in poi per dargli una mano?». —

Giacomo Pelfer

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