Il Tirreno

Pontedera

lavoro e buon esempio 

Incinta a fine tirocinio assunta a tempo pieno

Incinta a fine tirocinio assunta a tempo pieno

Protagonista una ingegnere edile ventinovenne di Capannoli «È brava, la sua gravidanza non è certo un problema» 

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CAPANNOLI. La banalità del bene, spesso, ha la forza di diventare esempio. È il caso della Livith, azienda che si occupa di sicurezza negli ambienti di lavoro (dalle linee vita ai parapetti passando per gli ambienti confinati) con sede nella zona di Martignana, tra Empoli e Montespertoli.

Un’azienda giovane, è nata nel 2014, che ha già assunto oltre 30 persone, di cui la maggior parte giovani ingegneri sotto i trent’anni. Come Erika Doveri, 29enne ingegnere edile di Capannoli, che alla Livith è entrata, come tante colleghe, con un tirocinio post-università. E che ora, e nella tempistica stavolta c’è tutta la differenza del mondo, ha avuto un contratto a tempo indeterminato. Già, perché è successo proprio quando ha scoperto di essere in dolce attesa. «Mentre stavo terminando il mio anno di inserimento – racconta – ho scoperto di essere incinta. Una notizia meravigliosa, è chiaro. Ma è normale che un po’ di preoccupazione per la mia posizione professionale sia arrivata». Normale, purtroppo. Meno normale, e anche qui il purtroppo ci sta bene, il comportamento della Livith. «Che non solo non mi ha allontanata – continua – ma mi ha proposto e fatto firmare un contratto a tempo indeterminato».

In un mondo che va al contrario, insomma, la scelta che non ti aspetti, al massimo te la auguri: il consolidamento di un rapporto di lavoro. «Perché mai la gravidanza di una persona dovrebbe essere un problema? – chiede e si chiede l’ingegner Delia D’Arrigo, che a 31 anni è direttore del polo tecnico della Livith – è impensabile valutare una persona sul fatto che sia uomo o donna, incinta o meno. Per noi Erika è una pedina importantissima del team e visto che il suo periodo di inserimento stava per concludersi era ovvio che dovesse avere il suo regolare contratto».

La banalità del bene, appunto. Che in azienda sembra il modus operandi che guida ogni decisione. «La nostra azienda cerca semplicemente i migliori nel loro settore – continua D’Arrigo – la maggior parte dei dipendenti sono ragazze? Semplicemente perché erano le migliori tra i tanti candidati che abbiamo preso in esame». E l’università è il bacino primario da cui Livith attinge le proprie risorse. «Molti di noi – sottolinea ancora D’Arrigo – sono entrati in azienda durante le fasi finali del percorso universitario, passando attraverso un periodo di inserimento retribuito e sempre nell’ottica della permanenza in azienda».

Come Erika Doveri, che ai primi di luglio diventerà mamma (lei e il marito non hanno voluto sapere il sesso del nascituro) ma non solo. Testimoni di questa politica, infatti, sono anche altre due nuove assunte, le ingegnere Giulia Croce e Paola Bischeri, che sono arrivate in azienda sei mesi fa per il tirocinio universitario e che il giorno dopo la loro laurea sono state inserite nell’organico dell’azienda diretta da Alberto Addolori. Anche loro arrivano dalla zona di Pisa, anche loro se vorranno mettere su famiglia potranno farlo con un pensiero in meno: la Livith, di sicuro, non le abbandonerà. —

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