Il Tirreno

Pontedera

Sfruttava operai al nero pagandoli 2 euro l'ora, arrestato imprenditore

Sfruttava operai al nero pagandoli 2 euro l'ora, arrestato imprenditore

Operazione della Finanza, perquisizioni in 17 aziende conciarie delle province di Firenze, Pisa, Lucca e Prato. I lavoratori vessati e minacciati erano soprattutto pakistani

2 MINUTI DI LETTURA





PONTEDERA. Dalle prime ore dell'alba di mercoledì 5 giugno, oltre sessanta finanzieri del comando provinciale di Pisa stanno procedendo alla perquisizione di 17 aziende conciarie delle province di Firenze, Lucca, Pisa e Prato e hanno eseguito anche un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un imprenditore cinese accusato di sfruttamento del lavoro.

Complessivamente sono stati scoperti oltre 29 lavoratori impiegati al nero.  Le indagini, spiega una nota della Guardia di finanza, sono state avviate la scorsa estate dopo una serie di controlli mirati presso un'azienda di Bientina (Pisa) che produce articoli di pelletteria per importanti case di moda, intestata a una donna cinese di 59 anni ma di fatto gestita dal figlio, poi arrestato, che impiegava dipendenti cinesi e pakistani. Alcuni lavoratori hanno rivelato agli inquirenti "di lavorare, da oltre un anno, 12 ore al giorno percependo circa 2 euro l'ora a fronte di un contratto che prevedeva, invece, 4 ore giornaliere con una retribuzione di 7,5 euro l'ora".

Durante il controllo è stata trovata documentazione extracontabile nascosta in alcuni armadi dove erano state annotate le prestazioni lavorative effettivamente svolte. I lavoratori sfruttati erano soprattutto i pakistani costretti ad accettare condizioni svantaggiose solo per ottenere un contratto di lavoro, necessario per richiedere asilo politico.
 
Dalle indagini è emerso che l'imprenditore cinese ha proseguito con le sue condotte illecite arrivando anche a intimidire i lavoratori: gli inquirenti hanno infatti ricostruito che poche ore dopo il blitz della finanza in fabbrica il datore di lavoro ha riunito i lavoratori minacciandoli di licenziamento nel caso avessero continuato a collaborare con gli investigatori e li ha obbligati a restituire più della metà delle somme già versate. I sopralluoghi dell'Asl infine hanno accertato che il lavoro veniva svolto senza alcun rispetto della normativa sulla sicurezza degli ambienti di lavoro e in condizioni igienico sanitarie molto precarie.

 

 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Lutto

Addio a Fabio Vantaggiato, direttore generale di Gesam Reti

di Redazione Lucca