Sicurezza
Franconi, la sciarpa come simbolo e un desiderio: «Lavorare per far splendere la mia città»
Il candidato del centrosinistra si prepara al testa a testa con Matteo Bagnoli: «Vive di slogan, la sua è soltanto una caccia al consenso»
PONTEDERA. Il centrosinistra lo ha scelto per la sua capacità di parlare ai giovani e per l’esperienza maturata in dieci anni di assessorato a fianco del sindaco uscente Simone Millozzi. Matteo Franconi è nato a Pontedera l’11 agosto del 1977 e vive nella frazione di Gello con la compagna Rebecca e con loro figlio, PierMatteo, di 5 anni. È assessore uscente ai lavori pubblici, allo sport, all’ambiente e alla protezione civile. È entrato in giunta nel 2009 con deleghe al sociale, alla sanità e allo sport. In entrambe le tornate elettorali è risultato il consigliere col maggior numero di preferenze raccolte. Dopo aver raccolto il 47, 26% dei voti al primo turno, il 9 giugno se la vedrà al ballottaggio col candidato del centrodestra, Matteo Bagnoli, votato dal 38, 47% degli elettori. .
Partiamo subito dal suo avversario. Cosa ne pensa di Bagnoli?
«Bagnoli cavalca un modo di fare politica che non condivido. Fa leva sulle debolezze della gente per riempirsi la pancia di voti. È in mezzo ai cittadini da due mesi, non si è mai occupato dei problemi della città e ora racconta di avere una soluzione per ogni criticità. La conoscenza di un territorio si matura in anni di fatica, non in una manciata di giorni di campagna elettorale».
Eppure è riuscito a portare il centrodestra al ballottaggio come mai era accaduto nella storia. Si aspettava il testa a testa finale?
«Sì, i risultati delle Europee parlavano chiaro. Era difficile pensare di vincere al primo turno. Il primo tempo della sfida è finito, sono carico per giocarmi al meglio il secondo».
Pioggia, sole, vento. Ha sempre una sciarpa attorno al collo, in ogni occasione. Stile o scaramanzia?
«La sciarpa è un simbolo. Protegge quando fa freddo, viene alzata al cielo per festeggiare la vittoria della squadra del cuore. Immagino una sciarpa gigante che si stringe attorno alla città e la protegge, che viene tesa per aiutare chi si deve rialzare. La sciarpa che fa sì che nessuno rimanga indietro».
La sua campagna elettorale viaggia sul tormentone “CorriCon”. Da dove nasce questa sorta di motto?
«Dalla mia passione per la maratona. Correre vuol dire essere soli e voler raggiungere un obiettivo. È una sfida costante con sé stessi. Quando corro rifletto e mi rilasso».
Facciamo un gioco. Parte per un’isola deserta e può scegliere una cosa soltanto di Pontedera da mettere in valigia. Cosa sceglierebbe?
«Non una cosa materiale. Porterei il calore dei tanti volontari della città. Pontedera può vantare una miriade di associazioni attive sul territorio. Uomini e donne che dedicano il loro tempo al servizio della gente. Di loro si parla sempre troppo poco, ma hanno una forza e cuore straordinari».
Incontri, iniziative, eventi. In questo periodo la sua vita privata è ridotta al minimo. Cosa le dicono la compagna e suo figlio?
«Loro sono la mia forza. Fanno il tifo per me, mi sostengono. Sanno quanto desidero di poter lavorare per la mia città e sperano che il mio sogno si realizzi. Sarebbe una gioia immensa».
Tre priorità per costruire la Pontedera del futuro.
«Aumentare gli eventi in città, potenziando la Notte Bianca e inaugurando il capodanno in piazza. Poi, senza dubbio la riqualificazione del quartiere stazione con l’inserimento di edifici scolastici e una nuova sede della polizia municipale. C’è tanto da lavorare, ma credo che si debba partire da qui. Portare visitatori in città e intervenire seriamente sulla zona della stazione. A me piace ragionare per step, non amo gli slogan. A Pontedera sono nato e cresciuto. Amo questa città e avere la possibilità di poterla migliorare sarebbe fantastico.
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